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Dufresne: Sulle ali della passione

I Dufresne sono cinque ragazzi veneti che hanno, fin da subito, imboccato la strada giusta verso il successo. Sempre sul palco e con un disco, “Lovers”, appena uscito per Universal Music, sicuramente possono essere d’esempio per quella parte di scena italiana che fatica a trovare spazio. Il grande carrozzone musicale li ha fatti salire e ora li porta con sé anche all’estero, visto che il loro emo-core un po’ trendy, contaminato da elettronica e metal, si rivolge anche agli ascoltatori anglofoni.

Cerchiamo di carpire da Matteo (basso) e Alessandro (tastiere) il segreto di tale ascesa, anche se la soluzione ci viene rivelata fin da principio…

Partiamo da una domanda che vi avranno posto molte volte, ma che probabilmente è una buona introduzione per la filosofia del gruppo: la scelta del nome.
Il nome della band è nato da un idea di Davide, in nostro batterista, e riprende il nome del protagonista principale del romanzo di Stephen King “Le Ali Della Libertà”, da cui è stato tratto poi l’omonimo film. Volevamo un nome simbolico, una metafora, qualcosa che ci rappresentasse. Dufresne riesce, tramite la propria determinazione, a raggiungere il proprio obiettivo, a conquistare la libertà che ha mosso da sempre il suo agire.
Ci rendiamo comunque conto che non si tratta di un nome orecchiabile, abbiamo anche scoperto essere un cognome francese tanto che diverse persone ci hanno contattato stupite del fatto che ci chiamassimo come loro.

Se vogliamo proprio dirla tutto, agli inizi il nome della band era un altro…
Prima avevamo un altro gruppo con formazione diversa. Quando abbiamo cambiato cantante abbiamo deciso di prenderci un periodo di pausa, di dare un taglio con il passato, e anche la scelta di modificare il nome della band è stato sinonimo di questa ricerca di rinnovamento.

Avete mantenuto legami col genere musicale delle origini oppure drasticamente voltato pagina?
Già nel periodo finale dei Mangruvia ci stavamo avvicinando a quello che sarebbe stata poi la realtà dei Dufresne, il cambio di line up ha semplicemente incentivato questo cambiamento.

Con quali gruppi nelle orecchie avete cominciato a suonare?
Bene o male i gruppi che ci hanno accomunato sono Refused, Deftones e i Boysetsfire. Poi ciascuno ha le sue preferenze, partendo comunque da una base hardcore. Ad Ale possono piacere di più i Dream Theater, a me i Police, a un altro i Gorilla Biscuits. Siamo piuttosto vari nelle nostre scelte musicali, spaziamo anche tra il pop e il rock.

Cominciamo a parlare del binomio tra Italia ed estero…

Abbiamo sempre voluto portare la nostra musica al di fuori dell’Italia, anche perché la realtà italiana è davvero molto limitante. Abbiamo già fatto tre tour in Europa, toccando Inghilterra, Francia, Germania e Olanda. L’esperienza all’estero è uno dei nostri obiettivi primari, perché non vogliamo limitarci a suonare in Italia.

La scelta di uscire con un singolo in italiano non vi sembra un po’ contraddittoria da questo punto di vista?
Con i Mangruvia cantavamo esclusivamente in italiano e anche con i Dufresne le prime registrazioni erano esclusivamente in italiano, solo in seguito le abbiamo integrate con dei pezzi in inglese. Questo principalmente perché volevamo provare a cantare in inglese, essendo una lingua che si presta al genere di musica che suoniamo, poi però abbiamo notato che anche i testi in italiano potevano avere un buon impatto sia sul pubblico che a livello melodico. Facciamo molta attenzione alla scelta delle parole che usiamo nei brani, perché ci rendiamo conto di quanto siano importarti anche le singole lettere che compongono i vocaboli, tanto da influenzare direttamente il significato. Siamo molto soddisfatti del risultato perché crediamo di essere riusciti a fare un buon lavoro senza cadere nei soliti cliché del genere.

Com’è invece il vostro rapporto con il mercato estero, rispetto a quello locale?
Ci sentiamo ancora molto legati al mercato italiano, nonostante le nostre prospettive siano decisamente rivolte verso una realtà internazionale. Circa le vendite all’estero non abbiamo dati certi, per cui non so rispondere in maniera precisa. Siamo sicuri che il nuovo disco avrà comunque un maggior supporto promozionale anche all’estero, cosa che non è avvenuta in occasione delle passate uscite. Abbiamo comunque un buon supporto di pubblico all’estero grazie ai tour che abbiamo intrapreso negli anni passati, soprattutto in Germania e in Francia.
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Siete stati in tour in molti paesi esteri. Cosa avete notato di diverso rispetto all’Italia, sia nell’organizzazione che nel pubblico?

In Inghilterra abbiamo avuto un ottimo riscontro e ne siamo estremamente soddisfatti, soprattutto perché è arrivato da una realtà abituata ad una scelta musicale di altissima qualità.
In Francia, nonostante la ben nota attitudine nazionalistica, abbiamo avuto ottimi risultati, come peraltro in Germania, dove siamo stati accolti benissimo. Abbiamo incontrato un pubblico davvero partecipe, carico e con tanta voglia di divertirsi.

Quali insidie nasconde per una band giovane come voi il fatto di registrare un disco per un’etichetta così importante?
Non abbiamo avuto né vincoli né forzature dall’etichetta per la stesura di questo disco, siamo stati liberi di creare e proporre quello che secondo noi era il miglior risultato. Per quanto riguarda la promozione del disco, staremo a veder come andrà, è ancora presto per parlarne. Noi siamo davvero molto soddisfatti di come stiamo lavorando con l’etichetta e ci sentiamo molto fortunati per l’opportunità che ci è stata data, visto che ci rendiamo conto di essere un po’ un’eccezione del mercato italiano della musica estrema.

Cosa vi lega ai Linea 77, un gruppo a voi vicino e simile per alcuni aspetti?
Siamo loro grandissimi fan, fin dagli esordi. Per noi sono un esempio da seguire, l’emblema di coloro che ce l’hanno fatta, senza fronzoli e solo con la forza della loro passione. Andare ad un loro concerto è qualcosa di straordinario, sono pochi i gruppi italiani che hanno la stessa carica. Non hanno davvero nulla da invidiare ad una qualsiasi band americana. Sono per noi un vero punto di riferimento, non solo musicalmente, soprattutto come atteggiamento, perché sono stati uno dei gruppi che hanno aperto la strada a chi voleva fare un certo genere di musica. Riescono ad avere una visione d’insieme di tutto il loro progetto, dall’attenzione rivolta alla sfera live alla cura del sito, del merchandising e di tutta l’immagine che li circonda.

Avete utilizzato MySpace come piattaforma promozionale per il vostro album, come ormai fanno molti gruppi. Come vedete le trasformazioni che sta subendo il mondo della musica e quali conseguenze pensate che possano portare per un gruppo come il vostro?
È davvero uno strumento utilissimo e noi cerchiamo di sfruttarlo al meglio. Molti gruppi lo sfruttano per far conoscere la propria musica e questo è bellissimo, ti permette di scoprire sempre nuove proposte e reperire tanta buona musica. Questo però non annulla il valore del supporto fisico, del cd, che riesce ancora a darti qualcosa di più del semplice brano da ascoltare. La vera novità di questa nuova fruizione della musica è che prima puoi ascoltare il disco, che sia tramite MySpace o il sito, e poi, se ti piace, puoi comprare il cd. In questo modo però diventa indispensabile imparare a dare valore alle cose, non lasciarsi travolgere dalla frenesia del momento o della quantità di materiale a disposizione.

Emo, metal, hardcore: a quale scena vi sentite più vicini musicalmente e a quale come attitudine?
Noi crediamo davvero molto nella nostra musica ed è questa la nostra attitudine, a prescindere dalle influenze e dai rimandi che ci puoi trovare. Ci piace vivere il concerto in tutta la sua pienezza, stare vicino alla gente e questo, se vuoi trovare una somiglianza, è molto hardcore.
Siamo molto autonomi nelle nostre scelte, dalle grafiche per il cd a tutto il resto, ci piace lavorare in prima persona a tutto quello che riguarda la nostra musica senza dover dipendere da nessuno. Alla fine la nostra attitudine è quella della passione per ciò che facciamo e del duro lavoro per raggiungere i nostri obiettivi.

Ci fate un ritratto del vostro fan tipico e delle persone a cui vi rivolgete?
Soprattutto in Italia abbiamo fan piuttosto giovani. Non riusciamo a spiegarci bene il perché di questa cosa, sembra quasi che dopo una certa età i gusti cambino radicalmente verso generi musicali più sofisticati, a discapito di una proposta più dura come la nostra. All’estero invece il nostro pubblico è decisamente più variegato.

La discussione, a dir vero ben più lunga e colorita di quanto riportato, prosegue con le opinioni dei convenuti su MySpace, il filesharing, l’economia, la religione, l’atteggiamento di molti fan troppo cresciuti della musica pesante, l’America e quant’altro si possa immaginare di dibattere in chiacchiere con dei ragazzi tanto fortunati quanto disponibili.

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