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    Dust Galaxy

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Thievery Galaxy

Mezzo Thievery Corporation diventa Dust Galaxy.
Rob Garza riesce nell’intento, diciamocelo subito e senza indugio. Poteva non essere facile riversare in musica un viaggio alternativo rispetto alle mete e territori già visti con il duo, eliminando quel che solitamente si è sentito o digerito e cercando nuove strade.
L’India sempre presente, a regalare gli sfondi su cui gli strumenti riescono a raggiungere apici impensati come in “River Of Ever Changing Forms”, sicuramente il picco del disco e del progetto. “Limitless” è quel che non ci aspetterebbe dalla Thivery Factory e probabilmente uno dei motivi per considerare Dust Galaxy come qualcosa di coraggioso e indomito. Anche nella seconda metà del disco, dove si mostrano maggiormente le debolezze con i brani un po’ meno riusciti.
È comunque un disco sufficiente per fare del djing “fighetto” alle feste “fighette” e magari bullarsela facendo passare “Sons Of Washington” come un pezzo rivisto dai Thievery che – si sa – su parte del popolo lounge ancora fanno presa.
Questa galassia, in fin dei conti, è più che godibile. Una colonna sonora particolare per un disco coraggioso al quale possiamo perdonare le ingenuità della seconda parte in favore dei (numerosi) colpi ben assestati del cosiddetto “lato A”.
A chi venisse in mente qualcosa dei Primal Scream non si creda impazzito: del resto la mano di Brendan Lynch in produzione si fa sentire.

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