Home > Recensioni > Dustin O’Halloran: Lumiere

E luce fu

Immaginatevi un luogo in cui il tempo è scandito dal placido andirivieni dei tasti di un pianoforte. Eco sussurrate da una parete all’altra di una stanza che non esiste, se non all’interno della mente di chi ascolta.
E poi archi piangenti come salici, sulle rive di un fiume di sentimenti che scorre lieve, per raggiungere un mare turchese su cui luccicano corpuscoli solari.

Questi e altri sono i trip psichici che il quarto lavoro in studio del pianista statunitense provoca in poco più di quaranta minuti, fatti di sole nove tracce.
Una musica quantitativamente limitata, sì, ma qualitativamente al di fuori di una dimensione definita, dove il filo logico non si spezza mai e – anzi – conduce nei meandri dell’inconscio.

Gli amanti di Yiruma potrebbero guardare torvo il povero Dustin, poiché troppo poco perbenista e non così sentimentale come il loro pupillo.
Chi invece è abituato ai ritmi incessanti e alle martellate, al contrario, penserà proprio che si tratti di miele colato da un alveare.
La realtà è che la bravura ed il talento del musicista non saranno scalfiti (gusti personali a parte).

Pro

Contro

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