Home > Recensioni > Dutch Uncles: Cadenza

L’arancione matematico

Direttamente da Manchester, ecco a voi gli zii (stranamente) olandesi, quintetto che si cimenta in pastiche math/pop, rigorosamente indie.
Al secondo album dall’esordio i cinque britannici presentano la propria passione per le schitarrate d’arredo, elementi che sparsi qua e là donano un effetto di spensieratezza al contesto prettamente aritmetico della sezione ritmica.

La voce di Duncan Wallis è semplice e quasi adolescenziale, non casualmente dedita a parole terra terra le quali non posseggono pretese di megalomania.

Qualche volta è il pianoforte a introdurre le melodie (“Ocduc”), altre invece i coretti maschili omaggianti The Futureheads (“Dolli”).
Sta di fatto che nemmeno i perpetui cambi di tempo rendono il disco vario e totalmente apprezzabile.

Sulla scia di band quali Foals, Two Door Cinema Club – senza la parte eccessivamente danzereccia – e 65daysofstatic i Dutch Uncles cercano di sperimentare nel campo musicale adottando, oltre ai consueti strumenti del rock, campanelle, maracas e archi campionati. Tuttavia, ciò che viene recepito è un atteggiamento freddo e manierista, esente da grandi sorprese.

Pro

Contro

Scroll To Top