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    Dysrhythmia

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Immagini mentali

Certi album andrebbero pubblicati accompagnati da un box avvertenze sul retrocopertina.

I cerebrali Dysrhythmia, un decennio di onorata carriera strumentale, tornano infatti a farsi vivi con un platter tanto affascinante, nelle intenzioni, quanto difficile e spigoloso: interamente strumentale, basato su un fluire continuo ed implicito di suggestioni musicali che variano in modo lento, ipnotico. A dispetto del passato, l’intransigenza techno-rock si è stemperata, l’amalgama di jazz, math e metal si è aperta a suggestioni melodiche più accessibili, meno dissonanti e arzigogolate, ma paradossalmente ancora più difficili e sofisticate, se è vero che l’ascolto, ora, per giungere in profondità nel tessuto espressivo, deve spingersi oltre una facciata a tratti ossessiva, screziata di tecnicismi sofisticati e groove di grande raffinatezza, in cui l’impatto puro e semplice è stato ricacciato sullo sfondo a favore di una fluidità armonica ineffabile e astratta.

Sul piano della performance, non c’è dubbio, siamo su livelli di assoluta eccellenza, tanto quanto da un punto di vista di pura ricerca artistica, fatta di destrutturazione e ristrutturazione delle suggestioni melodico/armoniche.
Resta però da valutare l’effettivo potenziale di pancia di un disco del genere, che sembra interamente orientato verso le strutture percettive della mente: le emozioni, insomma, giungono in subordine alla conquista degli spazi più profondi e intangibili dell’intelletto.

Tutto dipende dalle onde alpha… Una sofisticata audio-drug destinata a chiunque sia affetto da qualche forma dissociativa: piacevole, per innescare il meccanismo che schiude le porte della percezione. Ma it can seriously damage your health!

Pro

Contro

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