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È bello che accada per amore

Esce il 30 ottobre in circa 450 copie la nuova fatica di Federico Moccia prodotta da Medusa. Abbiamo incontrato il regista e il cast alla conferenza stampa per la presentazione del film a Roma.

L’esplorazione della vita dei giovani è una ricognizione che continua a sorprenderti e ti appassiona. Vuoi parlarci di questa ricerca?
Ricordo con grande emozione il fantastico momento che stanno vivendo i quattordicenni di oggi rispetto a quello che è stato il mio. Credo sia un momento delicatissimo, lo vedo come l’immagine dell’apertura di una finestra, lo scoprire una serie di cose che ricorderemo nel tempo. Un momento formativo e segnante. Mi sembra mancasse una storia che raccontasse le emozioni di quest’età e la difficoltà dei giovani nell’esprimerle. I loro sguardi silenziosi raccontano un mondo nel quale è difficilissimo entrare.

Il punto di vista è comunque femminile, i ragazzi servono da contrappunto, come se questa marea di sentimenti ce l’avessero solo le ragazze.
“Amore 14″ vuole essere un racconto visto attraverso gli occhi di una ragazza, le sue emozioni, la sua wish list con tutte le sue preferenze. Esattamente come nel libro dove, memore di Salinger, ho voluto fare una narrazione in chiave femminile. Il racconto ha una sua voce principale che diventa corale attraverso gli altri personaggi.

L’ambiente descritto è alto-borghese. È volutamente la rappresentazione di un certo livello sociale?
Le scuole pubbliche sono un momento di incredibile incontro dove confluiscono le più diverse estrazioni sociali. È vero, il vestire spesso indica l’appartenenza sociale, ma i ragazzi hanno una facilità ad instaurare rapporti basata semplicemente sulle sensazioni, le emozioni, la simpatia e non sulla differenza sociale di classe.

Non credi che queste ragazze siano troppo ossessionate dall’idea della “prima volta”?
C’è chi dice che racconto una gioventù buona e scanzonata e chi dice che a quell’età ne combinano di tutti i colori. Quattordici anni è il momento in cui inizi a porti delle domande. Ma questo film dice che non bisogna aver fretta. Perche bruciare le tappe? Cerchiamo di dare un’importanza al sentimento, di continuare a considerare il valore di ogni cosa. È bello che accada per amore. Non mi sento di dare un target, un’età per fare una cosa.

Come è stato lavorare con gli attori?
È stato emozionante provare a dirigere professionisti come Riccardo Garrone e Pamela Villoresi e allo stesso tempo attrici che per la prima volta recitavano davanti alla cinepresa. Ho cercato il più possibile di rendere armoniche le grandissime capacità degli uni rispetto alla capacità naturale e all’immediatezza degli altri. Mi auguro di essere riuscito a dare credibilità a tutti i personaggi.

Quali caratteristiche cercava quando ha scelto il cast?
Cerco sempre di essere il più possibile fedele all’immaginario che ho creato nel libro. Con i direttori del casting abbiamo focalizzato i personaggi e le qualità che ricercavo negli attori. Spesso ti attacchi alle immagini che hai mentre scrivi il libro, ma bisogna avere l’elasticità e l’intelligenza di saper accettare delle scelte diverse. È difficile trovare per questi ruoli attrici giovani che abbiano davvero l’età del personaggio da interpretare. Cercavo allora di trovare ragazze che fossero nella vita come i personaggi del libro. Sono andato di riflesso, rintracciando nella naturalezza dei ragazzi i connotati dei personaggi.

Moccia è ormai un marchio, una catena industriale. Non serve più uno Scamarcio o una Chiatti per far funzionare il prodotto?
Scamarcio e la Chiatti sono nati proprio con “Ho Voglia Di Te” e sono felice che abbiano avuto il successo incredibile che tutti sappiamo. A me piace molto lavorare con attori affermati, ma penso che l’attore vada di pari passo con il prodotto. Si ricorre alle star non per timore del risultato finale, ma in base al tipo di film che fai. Non mi distacco mai dalla valutazione delle capacità di ognuno.

Come si sposa la creatività di un autore con le esigenze produttive del product-placement?
La nostra società è fortemente connotate da marche, loghi, correnti, mode. Bisogna avere l’intelligenza e la sensibilità per fare scelte armoniche senza essere aggressivi. Il telefonino è una realtà dei giovani, e l’ho scelto come product-placement anche perché fa parte della loro vita. Altri prodotti che sentivo distonici o comunque fuori luogo non sono stati presi in considerazione.

Una considerazione sulla scelta del finale.
La cosa più difficile a questa età è la delusione. Siamo abituati a vedere film dove tutto finisce bene. E invece la vita è piena di fregature. Bisogna considerare la delusione di un amore o di un’amicizia. Le persone tradiscono ed è bene che ci sia una consapevolezza anche di questo.

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