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… e così ci hai sollevato!

Anche ascoltando cento volte un album di Elisa non riuscireste mai ad immaginare quello che vi potrebbe accadere vedendola in concerto. Noi ve lo raccontiamo, perché siamo andati a sentirla (e scoprirla) lo scorso lunedì 13 settembre all’Arena Magna Grecia di Catanzaro.

La prima sorpresa si chiama “semplicità”. Sale sul palco che ancora tutti parlano e neanche se ne accorgono: a luci accese, senza intro. Si inchina insieme alla band, come una di loro. Veloce, come se dovesse andare a lavorare e timbrare il cartellino.
Una persona di sostanza, nessuna infrastruttura formale, nessun personaggio, nessun cliché.
Anche il palco è essenziale.

Ma quando si spengono le luci, è subito energia. Una forza impetuosa che quasi non vi aspettereste da una donna appena diventata mamma, dal viso leggero e gli abiti presi in prestito da un qualsiasi armadio.
Ed è subito “Heart”, il suo ultimo, acclamato album. Una maturità che riesce a bilanciare le esigenze del mercato più “semplice” alla musica d’eccezione.
Quando deve parlare al pubblico, sia anche per dire solo “Grazie!”, sembra una forzatura: impacciata, una cantante alle prime esibizioni. Viene da pensare che a lei non interessi recitare o incitare il pubblico con le consuete arringhe. Non sa cosa sia la scena se non quando canta. E lì si muove con disinvoltura trascinante.

La seconda sorpresa è la band.
Che Elisa abbia sempre saputo scegliere, per le sue canzoni, suoni e accompagnamenti originali, discostandosi dal panorama della musica leggera italiana, non è una novità. Dal vivo, poi, questa scelta esecutiva è ancora più enfatizzata dalla vicinanza al palco. Ma c’è una forza che non si percepisce negli album. La sua voce non è impostata, ma arriva come una martellata. A volte diventa anche “di colore”. Pazzesco!
C’è quasi da domandarsi se questa potenza non sia filtrata volontariamente nelle versioni in studio da produttori che sottostimano l’ascoltatore italiano. Così “Rainbow” diventa quasi irriconoscibile, suonata con tutt’altra velocità.

Durante tutto il concerto, sul lato del palco, c’è la sua piccola, Emma Cecile, in braccio ad una donna dello staff, che ascolta la mamma… ma con un paio di enormi cuffie rosse da operaio alle orecchie, più grandi di lei stessa!

Dopo una prima parte dello show in cui privilegia i nuovi pezzi, ormai già classici, lei e la piccola orchestra si siedono per eseguire i brani più ballabili in versione semi-acustica.
Infine ritorna a crescere con “Labyrith” e “Togheter”, per poi chiudere, dopo il bis, con una versione unplugged di “Redemption Song” dell’intramontabile Bob Marley.

Si congeda con la stessa semplicità con cui aveva iniziato. Elisa Toffoli, incredibile Elisa. Non sono passati neanche 20 anni da quando, nel 1992 – aveva solo 14 anni – è salita sul palco di Fiorello nella trasmissione “Karaoke” e poco meno di dodici anni dall’esordio discografico. Lei è diventata la più concreta realtà italiana esportata all’estero, senza bisogno di scandalizzare, stupire, plastificarsi, inventare matrimoni o chissà ché.

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