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È in un giorno di pioggia…

Lo scenario del concerto dei Lúnasa al Capodanno Celtico di Milano, il 31 ottobre, ricordava proprio il titolo della splendida canzone dei Modena City Ramblers, dato lo scroscio d’acqua incessante che ha annaffiato lo show più dei fiumi di birra e d’idromele. Tra l’altro, quest’anno l’organizzazione, viste le condizioni meteorologiche, ha pensato genialmente di eliminare il tendone che di solito ospitava il palco, un paio di bar e shop temporanei e, naturalmente, le sedie per il pubblico. Ragion per cui, i Lúnasa hanno leggermente accorciato il set eliminando gli encore e attenendosi alla scaletta pura e semplice, davanti ad un pubblico scarso ma devotissimo e ad un gruppetto di fotografi che ballavano come pazzi per scacciare il freddo e l’acqua.

Ma i Lúnasa, che in poco più di dieci anni sono diventati il gruppo irlandese folk migliore del mondo (no, il gruppo folk migliore al mondo e basta), costruendosi una solida carriera e un successo planetario, hanno continuato a suonare imperterriti, ironizzando sul tempo e spaziando nel loro vasto repertorio di gighe, reels, pezzi originali e tradizionali riarrangiati, con un occhio di riguardo alle canzoni del nuovo “Là Nua” (aprile 2010).
Infatti, il concerto si apre proprio con due pezzi tratti da questo lavoro, “Ryestraw” e “Snowball”, che c’introducono ad una musica che, per dirla ancora con i MCR, “ha i fianchi robusti di una vecchia signora, e i modi un po’ rudi della gente di mare”. Si continua poi con un delicato motivo introdotto dal flauto di Crawford, “Absent Friend”, che da momento di ricordo venato di tristezza si trasforma in un reel sfrenato in lode dell’amico scomparso. Segue la lunga e indiavolata “The Dingle Berries” (da “Sé”), per poi passare alla celeberrima “Morning Nightcap”, forse il pezzo più amato della band.

La pioggia intanto non dà tregua e i musicisti sono costretti ad arretrare lentamente sul palco per evitare di finire inzuppati con i loro strumenti. Nonostante tutto, l’atmosfera è gioiosa e il calore di grandi artisti che non si fanno certo intimorire da un acquazzone è palpabile, come pure l’affettuosa risposta del pubblico.
Il concerto prosegue con “Tro Breizh” e la coinvolgente “Merry Sisters Of Fate”, dall’album omonimo del 2001. Con grande sorpresa della sottoscritta, lo show continua con una canzone dedicata proprio a lei, “Pontevedra To Carcarosa”, una melodia tradizionale della Galizia.
C’è ancora spazio per un ricordo commosso al padre di Crawford, scomparso lo scorso anno, con “Island Lake” (sempre da “Là Nua”), e si procede verso la fine con le scatenate “Aibreann (The Last Pint)”, dal primo cd del gruppo e “The Raven’s Rock”. L’inzuppata ma spettacolare serata con i Lúnasa si conclude con un altro grande classico, “Aoibneas”, e noi, scaldati nel cuore dall’idromele e dalla bravura della band, lasciamo il Capodanno Celtico fradici e contenti.

Ryestraw
Snowball
Absent Friend
The Dingle Berries
Morning Nightcap
Tro Breizh
Merry Sisters Of Fate
Pontevedra To Carcarosa
Island Lake
Aibreann (The Last Pint)
The Raven’s Rock
Aoibneas

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