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  • Earth: The Bees Made Honey In The Lion’s Skull

    Earth

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Peace at last

Gli Earth hanno sempre girato attorno all’essenzialità. Fin dagli esordi, persi nei miasmi fetidi del drone più marcio di cui son stati i fieri portabandiera, passando poi per quel “Pentastar” che molti lasciò spiazzati, arrivando infine alle ultime ricerche sonore di “Hex” e “Hibernaculum”, in cui le distorsioni scompaiono definitivamente lasciando posto a liquide atmosfere semiacustiche, leggiadri dipinti di prati e grano, condensazioni di dinamicità perfettamente statica, istantanee di suono.
Oggi si fa un passo più in là. Si recuperano i colori della psichedelica più genuina, quella degli anni sessanta, guidata da semplici riff ripetuti all’infinito, conditi da flussi continui di hammond, piano e Wurlitzer. Le percussioni scandiscono il ritmo lento del battito cardiaco in preda ad allucinogeni, mentre il basso dondola stanco cullandoci in uno dei più bei trip che la musica abbia mai dipinto. Non c’è alcuna fretta in questo disco e si richiede che anche l’ascoltatore non ne abbia. È un disco da gustare al tramonto, con i rivoli di fumo che danzano nella luce rossa del sole morente. Come fosse una seduta di ipnosi, nulla può interromperlo se non la sua stessa fine. Come direbbe un poeta dei nostri tempi, “il momento è catartico”, questa volta sul serio. Si prova un senso di leggerezza una volta giunti al termine, si vorrebbe che non finisse mai. È come svegliarsi una mattina d’inverno e voler restare avvolti nel tepore delle coperte, questo disco avvolge, scalda l’aria e fa sì che la realtà coli in mille rivoli colorati.
Una vera e propria esperienza, talmente trasversale da meritarsi una possibilità da chiunque. Dopo resterà solo una magica patina di nostalgia. Per cosa, sta a voi deciderlo.

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