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Eccellenza sperimentale

Nella splendida cornice dell’Abbazia di Monastier l’attesa performance di Lars Danielsson & Leszek Mozdzer ha dato, è il caso di dirlo, un ritmo di Pasodoble alla seconda serata del Festival D’Estate. Un po’ come i passi di danza in cui le parti conducono un percorso armonioso, con continui avvicendamenti di ruoli tra chi prende l’iniziativa e chi insegue l’andamento.

Danielsson e Mozdzer rappresentano forse il miglior duetto jazz oggi in circolazione. Non solo su disco: il primo, bassista e violoncellista è in realtà anche un virtuoso del piano, di fatto il vero leader della formazione.

Il progetto in coppia con Mozdzer parte nel 2007, secondo la critica il miglior pianista polacco di profonda cultura classica, tanto da valergli la nomea di un “Chopin” in versione jazz. Il sodalizio li porta a registrare uno dei più bei dischi di musica jazz nel 2007, un vero e proprio cult: “Pasodoble”.

La performance si articola integralmente su pezzi di straordinaria classe compositiva ed ispirazione: “Fellow”, “Entrance”, la title track “Pasodoble”, tutte in grado di mettere in luce il potere interpretativo e l’originalità dei due musicisti. Rispetto al disco, si nota una rielaborazione degli arrangiamenti: Danielsson esprime il suo genio ribelle utilizzando pedaliere speciali applicate al suo violoncello, mentre Mozdzer modifica il timbro del suo pianoforte adoperando oggetti di vario tipo: scatolette di legno, panni, il proprio passaporto, una sua maglietta: applicati sulle corde dello strumento si riescono ad ottenere suoni accattivanti, distorti, e pizzicati di vario genere.

Il tutto prolungato in un’ora e mezza di musica al suo stato essenziale, la melodia nella sua nudità. Dove si alternano le architetture armoniche di Danielsson, grande nelle interpretazioni al violoncello suonato spesso senza l’utilizzo dell’archetto, ai fraseggi interminabili e alle improvvisazioni di Mozdzer.

La dolcezza e la poesia creata dalla fusione perfetta di suoni potrebbe ingannevolmente portare a pensare ad un livello tecnico nella norma. Niente di più sbagliato: Lars e Leszek sono un’arte elevatissima resa semplice agli occhi e ai sensi.

Il contesto suggestivo dell’abbazia aiuta poi a creare l’atmosfera magica che solo la vera musica riesce a creare. Sembra quasi che i due musicisti vogliano lasciare un messaggio nei ricordi del pubblico che assiste: davanti alla musica siamo tutti nudi e tutti uguali, la musica ci aiuta a comprendere e a ricomporre le diversità, a liberarci dalla mediocrità dei nostri tempi. Mediocrità e musica, come sensibilità e superficialità, non possono convivere.

Un altro successo, stavolta coronato da un ambiente sonoro adeguato, per questo Festival D’Estate trevigiano. Rimaniamo quindi in attesa della prossima e ultima tappa della manifestazione che vedrà Fabiana Martone come madrina della chiusura con una serata di interpretazioni delle canzoni che hanno reso famoso James Bond (o John Barry) nel mondo.

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