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Eccoli, sono diventati grandi

Forse sono solo dei giocattoli…
Nel Cilento c’è il mare, l’olio d’oliva buonissimo e resti storici di notevole importanza. Nient’altro. O meglio: niente che possa far pensare al rock ‘n roll.

Almeno in apparenza. Perché in realtà c’è un gruppo di ragazzi di Agropoli che quest’anno compie dodici anni di carriera e che resta per tanto tempo lontano dal proprio mare per via di lunghissimi tour da un capo all’altro dello stivale. Si sono scelti un nome straniero come …A Toys Orchestra e cantano in inglese, proprio come le rock band che i ragazzini di tutto il mondo provano a scimmiottare. Loro però hanno preso le cose sul serio fin da subito ed oggi si trovano al quarto album intitolato “Midnight Talks”.

Alle spalle ci sono singoli strapremiati e produzioni con nomi altisonanti come Dustin O’Halloran. Hanno incantato tutti con una rivisitazione dei Beatles – nel lontano 2003, quando un tributo alla band inglese ha dato loro l’occasione di incidere “I Am The Walrus” – e appena un anno fa si sono ritrovati nel bel mezzo di quella carovana indie de “Il Paese è Reale”. Insomma, se qualcuno piange per la musica italiana ha di certo dimenticato il nome degli …A Toys Orchestra. Oppure ha solo visto il Festival di Sanremo.

Corteggiatissimi da produttori, musicisti e copertine, i cilentani hanno dimostrato che si può rompere il silenzio della gavetta e trionfare tra le critiche, anche le più esigenti. Hanno dimostrato a qualcuno che il made in Italy può essere richiesto anche all’estero, ed anche al cinema. Abbiamo creduto che le conferme erano tutte in quel “Technicolor Dreams” – la sorpresa del 2007 – ma evidentemente gli abbiamo dato poca fiducia, perché a tre anni di distanza arriva il vero disco della maturità, come piace dire ai più sintetici.

… ma come giocano bene!
Ora il disco che gira è “Midnight Talks”, una belva più feroce dei tre lavori precedenti. Quattordici tracce che l’indie del Bel Paese non sfornava da un po’ con tutti i nomi che affollano il genere: dalle partiture di Enrico Gabrielli agli archi di Rodrigo D’Erasmo, dalle chitarre di Alessandro ‘Asso’ Stefana alla fisarmonica di Fausto Ferrara, dai fiati di Raffaele Kohler a quelli di Luciano Macchia. Collaborazioni che arricchiscono le pennellate di un quadro che ricorda i Beatles come i Cure, i Pink Floid come i Flaming Lips.

Sanno essere musicalmente spietati, senza urlare al microfono e senza neanche alzare la voce. Usando, piuttosto, tutte le melodie a loro più care e non lasciando alcun segno di riconoscimento tra un brano e l’altro. Ecco, dunque, il punto di forza dell’album: l’invincibile varietà che affolla i titoli che si susseguono con la velocità delle canzoni che hanno la piena intenzione di essere ricordati. La filastrocca di “Sunny Days” fa il paio perfetto con la folk e molleggiata “Celentano”; i battiti di mani di “Mystical Mistake” sono un omaggio a chi li ha condotti a questo mestiere; “Plastic Romance” – meravigliosamente divisa in due parti – è il pezzo ideale per un musical dai toni scuri; “Look In Your Eyes” guarda oltreoceano, ricordandoci persino la scena di Seattle; al cantautorato strizza l’occhio “Summer” e la ballata sottovoce “Somebody” chiude l’opera in gran stile.

Forse a loro fa solo ridere leggere di conferme, ancora una volta. Ci toccherà quindi scrivere che non avevamo bisogno di alcuna controprova e che avremmo mandato giù anche una piccola delusione. Gli …A Toys Orchestra, però, ci hanno facilitato la digestione. Anzi: speriamo ancora che sia solo un assaggio. E che lo chef ai fornelli non cambi.

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