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    Eden’s Curse

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L’occasione mancata

Dennis Ward, lo Spielberg del metal, dopo aver giustamente visto nel debutto degli Eden’s Curse un nuovo promettente capitolo dell’hard melodic rock europeo, ha predisposto ogni necessario tassello per rendere il follow up degli inglesi un fenomeno mondiale. E così ha chiamato a rapporto, come guest, Tony Harnell, Doogie White, Carsten Schultz e, soprattutto, una voce stampata nella mitologia del prog metal: Pamela Moore, a duettare in “Angels & Demons”.

E invece, nonostante i refrain killer, un assetto melodico che sembra affondare le proprie radici negli anni ’80, e le sonorità a cavallo tra il metal e l’A.O.R. come già era avvenuto nella battaglia tra Russel Allen e Jorn Lande, l’album manca il centro perfetto. Rispetto all’esordio, si avverte una produzione più anabolizzata, ma carente di muscolatura reale. Con un’uniformizzazione del songwriting, che sconfina spesso nello scontato, la band individua il filo melodico in un solco già scavato, su cui procedere sicuri.

L’occasione è mancata, dunque, solo in termini di originalità e di un’ambizione millantata. Ma l’album è piacevole e confezionato secondo le grandi produzioni che richiamano il pubblico di massa.

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