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Edguy: I sogni son desideri

Gli Edguy sono la dimostrazione incontrovertibile che ognuno di noi può realizzare i propri sogni. Con costanza, fatica e duro lavoro. Proprio come hanno fatto loro dal 1992 ad oggi, sfornando album di tutto rispetto, puntuali come solo i teutonici sanno essere, a intervalli regolari di 2-3 anni. Cresciuti alla corte di sua maestà Power Metal, e incoraggiati da padrini d’eccezione i cinque (oggi poco più che trentenni) hanno fatto indubbiamente molta strada, passando anche da un restyling d’immagine, e hanno avuto soprattutto le scatole cubiche per resistere agli alti e bassi del music biz, rimanendo con energia e ironia fedeli a se stessi e con i piedi saldamente ancorati a terra. Proprio come ci racconta il chitarrista Jens Ludwig, in questa simpatica chiacchierata nell’estate milanese.

Prima di tutto, Jens, iniziamo parlando del vostro nuovo lavoro, “Age Of The Joker”: è un grande album, complimenti!
Grazie! Onestamente, lo penso anch’io (ride). Credo che questa nostra fatica sia riuscita bene: è colorato, variegato, ma allo stesso tempo mantiene tutti gli elementi che hanno sempre contraddistinto gli Edguy. In molti pensano che sia stato fatto un ottimo lavoro.

Ci puoi fare qualche osservazione generale a riguardo?
Hmm, è difficile essere obiettivi e generici in questi casi, perché so che ne devo parlare, ma essendo così vicino in modo personale alla materia trattata, non mi è facile essere imparziale. Dunque, vediamo… Sicuramente risulta un po’ più complesso dei precedenti. Con questo non intendo dire che ci stiamo avvicinando al prog, ma che ci sono certi elementi più articolati: le melodie sono sempre accattivanti e orecchiabili, ma anche meglio strutturate.
Di solito avevamo dei tratti ben precisi che ci contraddistinguevano, come le melodie facili e assimilabili.

Invece le cose sono cambiate un po’ con “The Age Of Joker”: prendi ad esempio “Breathe”, la prima volta che l’ascolti, pensi “Oddio, l’hanno fatto apposta?”. Poi al secondo ascolto ti rendi conto di come sia diversa dal resto delle canzoni che abbiamo scritto prima. Ed è una caratteristica comune in tutto l’album: la varietà e la stratificazione dei pezzi, riuscendo a mantenerlo sul livello del cool, con tutti i crismi degli Edguy. Poi, direi che la musica è più vicina allo stile di “Rocket Ride” che a “Tinnitus Sanctus”. Sì, penso che abbiamo fatto una figata di lavoro, alla fine!

E che mi dici del titolo? Come vi è venuto in mente?
Dunque, il titolo, “Age Of The Joker”, deriva dal fatto che volevamo riportare nelle nostre copertine il clown, che con “Tinnitus Sanctus” ci aveva momentaneamente lasciati, ma che è presente dai tempi di “Mandrake” (2001). Tutti hanno la sensazione che sia un passo in avanti rispetto agli altri lavori, e Matt Parker è tornato all’artwork. Credo che siano passati cinque anni da quando lavorava con noi. Quindi ci è venuto in mente di ripristinare il clown… Quasi a voler tornare alle nostre opere inziali, un po’ monumentali.

Infatti, sembra quasi che abbiate un po’ abbandonato l’atmosfera hard rock a favore di un sound più orientato al power, non ti sembra? Mi viene in mente soprattutto “Rock Of Cashel”.
Sì, quel brano piace molto anche a me. Credo sia permeato dall’atmosfera celtica che abbiamo voluto ricreare in tutto l’album. Poi, mi ricorda un po’ il suono di “Jerusalem” dove c’era un bellissimo finale con l’assolo di chitarra… Ovviamente non è apprezzabile solo per la chitarra, ma è proprio una bella canzone, mi piace molto e mi fa sempre venire il sorriso sulle labbra quando la suono.

Come mai l’avete intitolata così? Sei mai stato in questo magico posto in Irlanda?
Mah, io non ci sono mai stato personalmente, ma Toby di sicuro sì. E comunque, quella canzone è molto potente e ricca di significato. Riassume tutto ciò che ti aspetti dall’intero album. Ma dovremmo chiedere a lui, io non sono riuscito a studiare tutti i testi, lol!

Fra l’altro, “The Age Of The Joker” ricorda di più un viaggio musicale che un semplice album, quanto ci è voluto per registrarlo?
Dunque, in totale mi sembra circa sei settimane. Ma ci sono state molte cose in mezzo da quando abbiamo cominciato: Tobias ha fatto un altro album e tour con gli Avantasia, e quando ci siamo incontrati a ottobre il nostro leader ha iniziato a lavorare su un paio di pezzi. Poi abbiamo fatto un tour con i Blind Guardian, e avevamo un altro tour in ballo. Ci siamo posti gennaio/febbraio come limite. E comunque dovevamo creare delle canzoni dalle idee che avevamo in testa, per concretizzarle. Alla fine di marzo eravamo in studio e ci sono voluti circa 2 mesi… forse un po’ meno. Molti si chiedono come abbiamo fatto a fare tutto in così poco tempo, dato che il CD sembra così complesso. Ma ora abbiamo un buon team di lavoro e le cose sono andate piuttosto lisce. Forse perché non vogliamo ripetere i nostri passi ma cerchiamo sempre delle nuove sfide. E gli arrangiamenti sono sempre diversificati. Quindi, è necessario tenere alto l’interesse in noi, ed è ciò che abbiamo sempre cercato di fare.
[PAGEBREAK] E come nasce un album degli Edguy?
Be’, parte tutto da Toby, che sviluppa le idee sulle canzoni, poi quando abbiamo delle idee sugli arrangiamenti, entriamo in studio e… ovviamente Toby fa la maggior parte del lavoro, ma cerchiamo tutti di dare un contributo significativo.

Com’è stato andare in tour con gli Scorpions, visto che li hai nominati prima?
Be’, un sogno diventato realtà. Davvero, per me sono sempre stati degli idoli, la prima band hard rock che ho ascoltato nella mia vita. Il primo CD heavy metal che ho comprato era degli Scorpions, e avevo 12 anni. Sono la cosa migliore che sia uscita dalla Germania: sono sempre stati sulla cresta dell’onda, anche dopo 30 anni e molti alti e bassi. E finalmente abbiamo avuto occasione di condividere il palco con loro, e anche il backstage, e ho scoperto che sono delle persone meravigliose. Credo che siano la migliore band a cui abbiamo fatto da supporter: siamo stati in tour con Aerosmith, ma erano più freddi. Ma forse questo è stato perché gli Scorpions sono nostri connazionali e non ci sono differenze di lingua. Mi ricorderò sempre il primo show che abbiamo fatto insieme: prima e dopo lo show Klaus ci ha invitato nel backstage, abbiamo parlato, e l’atmosfera era molto rilassata. Eravamo sempre i benvenuti nei loro camerini. Abbiamo ancora una data con loro la settimana prossima, se non mi sbaglio, e non vedo l’ora.

Quando avete cominciato eravate praticamente all’inizio dell’era del power metal, a cui avete dato un forte contributo…
Be’, in realtà abbiamo cominciato quando nessuno s’interessava a questo filone musicale. Era il 1992, l’anno del grunge, quindi tutti ascoltavano Nirvana, Pearl Jam, e non erano affatto interessati al metal degli anni ’80. Cosa che, credo, non sia lo stesso adesso.

Be’, si possono considerare power metal anche Helloween e Gamma Ray…
Già, ma loro hanno iniziato nella metà degli anni ’80… E, comunque, tutti volevano ascoltare grunge, dicevano che dei teenagers come noi non sarebbero andati da nessuna parte e guarda dove siamo ora! Comunque, guardando alla storia della musica, si può vedere come si susseguano dei cicli costanti, ci sono dei momenti in cui certi generi conoscono una maggiore popolarità e poi sembrano scomparire. Eppure, la musica che facciamo, il nostro duro lavoro non scompariranno mai, così come i veri fan che abbiamo, che ci sono fedeli e non sono interessati alle mode, ma amano tutto di noi, dall’artwork alla musica. E se ne fregano di ciò che viene trasmesso in radio. E lo stesso si può dire di ogni genere musicale, anche del pop. Poi, l’anno prossimo compiamo 20 anni di carriera, e io non ho neppure 34 anni… e spero di riuscire a farlo finché siamo in grado di creare questa musica e di comporre cose nuove, e finché la gente è interessata a quello che facciamo. Non vedo perché dovremmo fermarci ora.

Infatti, non pensateci neppure… Avete in mente qualcosa di speciale per festeggiare il vostro ventennale l’anno prossimo?
No, in realtà non ancora, ci stiamo concentrando sull’album e sul tour di supporto e non sappiamo ancora cosa faremo. E poi, se lo dicessimo in giro a tutti, ci sentiremmo più vecchi (ride). Di solito si pensa ai compleanni e alle feste come se si stessero compiendo 15 anni, ma abbiamo fatto tanta strada e abbiamo ancora un sacco di anni davanti. Il nostro bassista ha quasi 40 anni ed è il più vecchio quì dentro, ma quando abbiamo iniziato avevamo tutti più o meno la stessa età.

Infatti, quando avete iniziato era come un sogno che si è avverato, no?
Sì, ma ci è voluto un po’ per realizzarlo. Abbiamo iniziato nel 1992, avevamo solo 14 anni e riuscivamo a malapena a tenere in mano gli strumenti. E lentamente ma in modo costante ci siamo riusciti. Non abbiamo mai dato nulla per scontato, sapevamo che avremmo dovuto faticare parecchio e lavorare sodo per arrivare dove siamo.

E come ti vedi fra 20 anni?
Mah, non lo so… spero ancora vivo! (ride). Non so, mi piacerebbe fare come hanno fatto gli Scorpions, continuare a fare quello che amano da 30 anni. Non sono poi così vecchi, credo abbiamo da poco passato la cinquantina. Ma hanno ancora energia da vendere! Quando avrò 50 anni vorrei continuare a realizzare i miei sogni, di cui uno è già diventato realtà, ovvero il tour con loro. E poi vorrei mantenermi con i piedi per terra!

E avete già delle date confermate per il tour a supporto dell’album?
Sì, iniziamo dall’Europa: prima in Germania, poi in Svezia, poi… hmm, se vai sul nostro sito ufficiale trovi tutte le informazioni dettagliate (ride). So che andremo in tour ma non ricordo con precisione tutte le date! Per fortuna, da un paio d’anni, il management ha inventato questa cosa utilissima, che è il fatto di stampare tutte le date dietro i nostri pass: così la mattina ti svegli mezzo rintronato, controlli il pass e dici: “Ah, oggi siamo a Parigi”.

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