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  • Edguy: The Savage Poetry

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Un articolo può fare la differenza

Per comprendere al meglio di cosa stiamo parlando dovete sapere che “Savage Poetry” è il titolo dell’album di debutto dei tedeschi Edguy, autoprodotto in un migliaio di copie nel 1995. Come si può immaginare da quanto letto in giro (e purtroppo per noi impossibile da verificare), dal fatto che l’album era autoprodotto e dall’ascolto del successivo “Kingdom Of Madness”, la prima uscita di quest’album non deve essere stata un capolavoro di produzione né di tecnica. Ancora due anni dopo gli Edguy suonavano acerbi, il suono era spoglio, i cori a volte stridenti, la situazione non deve dunque essere stata molto migliore nel ’95.
Tuttaltro avviene invece in questo secondo passaggio. Ora il songwriting, evidentemente ispirato fin dai primi vagiti, è coronato da una produzione degna, da arrangiamenti più curati e da una prestazione buona da parte di tutti i componenti del gruppo, tra l’altro in parte cambiati. Tutte le nove canzoni sono di altissimo livello, e a parte gli elementi di contorno accennati già più volte, la struttura portante dimostra che le idee erano molto buone fin dalla partenza, tali da coinvolgere fin da subito l’ascoltatore con motivetti catchy, passaggi sinfonici, cori possenti e un’energia irrefrenabile.
A questo punto è difficile collocare la reissue all’interno dell’evoluzione discografica della band, anche per il semplice fatto che incorpora elementi generati a un lustro di distanza. Per farsi un’idea si può pensare ad una sorta di “Theater Of Salvation” più diretto, mentre, osando qualcosa, si può anche affiancare il sound in questo disco a quello della prima parte di “Avantasia”. La stessa opener, una delle tracce migliori, mostra comunque la somiglianza con il discorso intrapreso nell’album precedente, mentre un altro episodio che si pone in evidenza, “Sacred Hell”, sfodera il lato più aggressivo della band, presente agli esordi e poi leggermente soffocato.
Prima di concludere non si può fare a meno di notare la presenza di un brano della durata di dieci minuti, “Eyes Of The Tyrant”, e di una conclusione helloweeniana di grande presa, “Power And Majesty”, che è un lieto invito a ricominciare l’ascolto!

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