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  • Edguy: Theater Of Salvation

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Ben fatto!

La release targata 1999 degli Edguy prende il nome di “Theater Of Salvation” e vede una sensibile, seppur non trascendentale, evoluzione nel sound e nel songwriting della band, nonché un inspessimento della produzione, che permette di evitare l’effetto flebilità di “Vain Glory Opera”.
Ancora una volta non è difficile prevedere dove la band andrà a parare, dunque ci troviamo sempre in campo strettamente power, con una componente sinfonica leggermente ridotta rispetto al passato, o quanto meno più potente e d’impatto. Allo stesso modo anche la voce di Sammet è cresciuta e si avvicina sempre più alla buona forma di “Mandrake” e “Avantasia”.
Passando ai pezzi notevoli, va detto che è più facile trovarne rispetto al passato, grazie all’aumentato grado di ruffianità delle canzoni. Così sia “Babylon” che “Land Of The Miracle” colpiscono per l’unione di cori potenti, assoli melodici e, soprattutto, melodie che strizzano l’occhio all’ascoltatore. Pur nella sua sinfonia, dunque, in diversi casi si può richiamare il termine happy metal, sicuramente estraneo al precedente episodio e invece ben sviluppato nei lavori futuri del bambino d’oro. “Wake Up The King” lascia poco scampo a dubbi in questo senso, così come l’apertura di “Falling Down”, che sfrutta un passaggio utilizzato qualche centinaio di volte da Sammet nei suoi scritti. Anche i cori confermano poi l’ipotesi-happy, tanto da essere irriconoscibili rispetto al passato.
In fondo si può anche non gradire un atteggiamento così ruffiano, ma in quel caso c’è da domandarsi sulla leggittimità del proprio amore per il power metal, genere osannato ed esaltato dalla strada intrapresa dalla band.
Come non segnalare infine l’esilarante ghost track, forse primo simbolo su disco dell’attitudine sbarazzina e ironica della band? L’importante è dare la giusta importanza ad ogni cosa.

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