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Edguy: Una formazione inossidabile

Non c’è che dire. Gli Edguy dal vivo sono dinamite pura e al Rolling Stone di Milano l’hanno dimostrato per l’ennesima volta. È tempo dunque di fare due chiacchere col chitarrista Jens Ludwig, per saperne di più su cosa ci sia stato dietro la creazione dell’ultimo disco e su quale sia il segreto di una band i cui membri sembrano inamovibili e sempre uniti. I tempi dei litigi da super gossip dei Motley Crue sono proprio passati!

Iniziamo con il nuovo album: Tinnitus Sanctus. In alcune canzoni, come Speedhoven e Dragonfly possiamo riconoscere il vostro vecchio stile, ma vi state chiaramente dirigendo verso un hard rock definitivamente slegato dal power alla “Hellfire Club”. È una scelta o una naturale evoluzione?
È più o meno tutte e due. Credo che già dopo l’album “Theater Of Salvation” iniziassimo a sentire di aver già fatto tutto quello che una band power metal potesse fare. Avevamo velocità, cori grandiosi, orchestra, due chitarre soliste e tutte quelle cose. Quando abbiamo iniziato a scrivere le canzoni per l’album “Mandrake”, avevamo spesso una sensazione tipo “Ok, suona bene, ma abbiamo già quel sound nell’altro disco…”. Allora abbiamo iniziato a cercare nuovi elementi da inserire nella nostra musica, sia per noi stessi come musicisti, per mantenerci interessati alla musica, sia per i fan. Così abbiamo intrapreso la via del cambiamento per scelta, ma la specifica direzione in cui ci siamo mossi è stata naturale. Non abbiamo mai avuto un’idea precisa di come avrebbe dovuto suonare l’album successivo. Abbiamo sempre fatto quello che sentivamo giusto e quello che ci piaceva. In ogni album capisci da dove vieni, non abbiamo mai rinnegato le nostre radici, vogliamo solo andare in avanti.

Va bene, il vostro sound è cambiato, però sia i fan che la critica hanno accolto positivamente il disco, a differenza di quello che spesso succede ad altre band. Come ve lo spiegate, se siete d’accordo ovviamente…
È solo buona musica e questo è ciò che conta. Non abbiamo mai cambiato il nostro stile di 180° da un album all’altro. Sia la stampa che i fan possono vedere uno sviluppo costante nella nostra musica, e questo è uno dei motivi per cui le persone non vedono l’ora che esca una nuova release degli Edguy, perché non sanno cosa aspettarsi, eccetto il fatto che sarà ottima musica! Come ho detto prima, non abbiamo mai rinnegato le nostre radici, ma siamo sempre stati sinceri, dicendo alla gente che non avremmo mai potuto registrare un altro album come “Theatre Of Salvation”, perché non è quello che attualmente vogliamo fare. La gente rispetta la nostra onestà e la può vedere anche durante i nostri show. Quello che facciamo è al 100% quello che ci piace e che vogliamo fare.

Tornando all’album, solitamente Tobias scrive i testi. In Tinnitus Sanctus c’è un tema principale che lega le canzoni?
No, non c’è concept che lega tutti i testi del disco. È un insieme di diversi argomenti con cui Tobi ha avuto a che fare, esperienze che ha vissuto.

Come avete scelto il titolo e la copertina di Tinnitus Sanctus?

Eravamo seduti nella nostra sala prove, pensando ad un possibile titolo. Volevamo trovare qualcosa che suonasse immenso o epico, perché già sapevamo che sarebbe stato un album grandioso. Uno dei titoli che ci era venuto in mente era “Magnum Opus”. Dopo questo titolo latino abbiamo iniziato a sparare stronzate su altre parole latine e in qualche modo siamo arrivati a “Tinnitus Sanctus”. Questo titolo è piaciuto immediatamente a tutti perché suonava epico, ma aveva anche un tocco di ironia. Credo che non ci sia titolo migliore per un album metal come – se traducete – “Santo Danno Auricolare” (le parole esatte di Jens sono “Holy Ear Damage” nda).

Vi siete trovati in difficoltà nella composizione e registrazione di questo nuovo album, dopo aver avuto ampio successo con i vostri passati lavori?
No. Voglio dire, il nostro obiettivo è sempre quello di fare un disco migliore del precedente. Ma cerchiamo di liberarci da tutte le aspettative che le persone possono avere, pensando solo a scrivere belle canzoni. Noi siamo i maggiori critici di noi stessi, quindi se ci piace la musica che componiamo, possiamo essere abbastanza certi che piacerà anche ai fan.
Naturalmente ci sono alcuni momenti in cui lavoriamo su un’idea con la certezza che qualcuno della stampa la stroncherà, ma quello è il momento in cui noi continuiamo perché sentiamo che è la cosa giusta da fare.
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La band è nata nel 1992, 17 anni fa. Ora, nel 2009, siete di nuovo sulla scena con nuovo album e nuovo tour. Come vedi gli Edguy fra altri 17 anni?

Questa è una domanda difficile! Specialmente se date un occhio agli sviluppi dell’industria musicale negli anni passati. Ad essere sincero non voglio pensare a cosa sarà fra 17 anni, nel mondo della musica non si possono fare piani per un periodo così lungo.
Sono davvero felice e orgoglioso di dove siamo ora. Farò il possibile perché tutto questo vada avanti ancora per molti anni. Fra 20 anni mi piacerebbe registrare ancora album con gli Edguy e andare in tour in giro per il mondo. Ma è un sacco di tempo, e non si può mai sapere quello che può succedere.

La band fino ad ora è sembrata sempre molto unita e in effetti la formazione ha subito pochissimi cambi nel tempo. Secondo te quali sono i motivi?
Credo che la chiave della stabilità della band sia che siamo davvero buoni amici e abbiamo tutti lo stesso obiettivo: vogliamo il meglio per la band. Non ci sono esigenze da prime donne da parte di nessuno. Siamo felici di quel che abbiamo costruito negli anni e nessuno vuole gettarlo via solo perché ha avuto una giornataccia. Se qualcuno ha dei problemi con gli altri, sappiamo che la cosa migliore è parlarne. E anche se si è stressati per qualsiasi motivo, nell’istante in cui saliamo insieme sul palco sappiamo di avere l’uno il sostegno dell’altro.

Un’opinione su Tobias?
Apprezziamo molto la sua sincerità e il fatto che sappia sempre esattamente quello che vuole. È un amico e, da qualche tempo, anche un grande uomo d’affari!

Negli anni ci sono saranno state sicuramente persone che non credevano nella band o in alcuni dischi degli Edguy. Qual è la miglior rivincita che vi siete presi?
Noi non ci prendiamo rivincite o vendette, abbiamo molte cose più importanti da fare! Risparmiamo energia per concentrarci e continuare a fare la nostra musica. Dando un’occhiata alla nostra carriera, quella gente capirà da sola di aver sbagliato..

Ho qui dei dati sul vostro tour: avete programmato 2 date in Inghilterra, 3 in Francia, 3 in Svezia, 5 in Spagna, una sola in Italia. Ritenete di essere poco supportati dal pubblico italiano?

Assolutamente no, le reazioni al nostro show a Milano sono state esplosive! Credo che sia più una questione di promoter locali che non vogliono organizzare ulteriori concerti in Italia. La nostra filosofia è di suonare ovunque la gente vuole vederci. Tutto il resto è nelle mani dei promoter e delle agenzie che curano l’organizzazione. Ma sono certo che dopo questo grandioso concerto a Milano, per il futuro ci penseranno a farci suonare più date.

L’ultima traccia del nuovo disco, “Aren’t You A Little Perverted Too” finisce con una voce che pronuncia parole un po’… strane. Che cosa dice?

A essere sincero, ho dovuto riascoltarla e non riesco a capirle. C’era un sacco di casino mentre registravamo la fine della canzone perché dei tizi che erano lì si sono messi a sparare cazzate. Ma non stavano male nella canzone, e così le abbiamo tenute.

Allora, l’intervista è finita. Grazie mille, e… stay Loud!
Grazie mille e… lo farò!

Dopo aver ringraziato Ludwig, viene naturale pensare che su una cosa non sbaglia di certo: dagli Edguy non sai mai che musica aspettarti, ma piace, piace sempre!

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