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Esercizi d’Ascolto

Da Chieti, ecco l’esordio omonimo degli Edith a.u.f.n., una delle band più originali in circolazione: sound di chiara impronta rock, venato da influenze variegate.
Possono ricordare Verdena, Marlene Kuntz, a tratti lavori “sonici” e distorti, possiamo avvertire echi alla Joy Division (atmosfere malinconiche a parte), ma in realtà, dopo alcuni ascolti, si capisce l’unicità dell’impronta stilistica del gruppo.
“Tu sei in me, parte del mio colore” – recita “Nel Selvatico”, mantra di questi ragazzi dal fondo nichilista.
Pezzi come “Tram Tram”, “Mesmer” o “Haiku” rimandano a mondi lontani, sospesi fra la nebbia, a tratti azzurrognola, dei ricordi e gli arpeggi di chitarre terrene.
La voce di Matteo Dossena orchestra amabilmente il tutto.
Onirici.

Fra le tracce, gli Edith a.u.f.n. rilasciano un prezioso consiglio implicito: impariamo ad ascoltare.
Il loro è un disco fortemente evocativo, presuppone il tempo necessario e l’orecchio teso a coglierne, oltre ai suoni, sfumature e (r)umori sempre nuovi.
Così facendo, ad ogni ascolto, avremo percezioni diverse, riusciremo a leggere quasi i contorni delle tracce, a toccar con mano le sensazioni qui riprodotte, a sentirle nostre.
Non sottovalutiamo questo consiglio, impariamo ad ascoltare.

Pro

Contro

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