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Edoardo Leo, dal Primo Maggio al set del nuovo film

Edoardo Leo ha da poco ricevuto una nomination ai David di Donatello come miglior attore protagonista per “Smetto quando voglio”, opera prima di Sydney Sibilia. Interprete di cinema e televisione, e di recente anche regista (“18 anni dopo” e “Buongiorno papà”), Leo è salito anche sul palco del Concerto del Primo Maggio a Roma in veste di conduttore a fianco di Francesca Barra e Dario Vergassola.

In quell’occasione ha incontrato la stampa, condividendo alcune riflessioni sul mondo dello spettacolo e sul proprio futuro.

«Ci sono strade diverse, ognuno sceglie il percorso che vuole, io vengo dalla gavetta classica ma vedo anche ragazzi bravissimi che escono dai talent show – dice Edoardo Leo – E forse qualche ragazzo che si trova oggi qui, in piazza, un giorno potrà salire su questo palco con la propria musica. Magari seguendo una strada che non passa necessariamente per i talent».

Nuovi progetti in vista?
Comincio il 9 giugno le riprese del mio terzo film da regista che si intitola “Noi, la Giulia e altri miracoli”: non vedo l’ora.

Credi che manchi qualcosa nella tua esperienza d’attore?
No, sono molto soddisfatto di ciò che ho avuto. E cerco di portare il mio essere attore anche qui, oggi: sul palco del Primo Maggio racconterò delle storie, farò delle letture. Questo sono io, questo è il mio modo di propormi. A qualcuno piacerò di più, ad altri meno, però per me lo spirito resta quello di un ragazzo che ha visto il concerto dalla piazza e adesso sta sul palco. La sola differenza è che ora ho il microfono in mano.

E cosa manca invece al nostro cinema?
Non penso di essere la persona giusta per dare consigli. E piuttosto che fare proclami credo che ognuno, col proprio mestiere, dovrebbe dare un piccolo contributo. Io amo usare la lente deformante della commedia, sto per girare un film che racconta la camorra in modo insolito.

Però è anche importante lanciare dei messaggi: tu oggi indossi una maglietta del Collettivo Artisti 7607.
Sì, ma non bisogna intenderla come un proclama politico. La 7607 è un’associazione di attori che ha ripreso in mano alcuni diritti che ci erano stati tolti, tutto qua.

Hai sempre un’aria molto serena. C’è qualcosa che ti fa veramente arrabbiare?
Sì, la disonestà intellettuale e la maleducazione.

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