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Einsturzende Neubauten all’Eutropia Festival 2015: il report live

Chi non ha mai sentito parlare degli Einsturzende Neubauten stenta a credere che tra le componenti fondamentali della loro strumentazione in studio e dal vivo ci siano lastre di metallo, molle, motori, trapani, tubi in plastica e altri oggetti simili. I musicisti berlinesi sono tra i pionieri di un genere unico nato negli anni ’80 e chiamato, appunto, industrial per le sue sonorità meccaniche e artificiali.
Ieri sera, 25 Giugno 2015, gli Einsturzende Neubauten si sono esibiti presso la Città dell’Altra Economia a Roma che accoglie i live dell’Eutropia Festival.

Il palco è affollato da armamentari meccanici come cavi metallici e ventole in alluminio e la postazione di batteria sembra uscita direttamente da una fabbrica. Blixa Bargeld, voce dei Neubauten, sale sul palco in un elegante vestito nero, accompagnato dai colleghi Alexander Hacke al basso, Andrew Chudy agli strumenti speciali e alle percussioni,  Jochen Arbeit alla chitarra e Rudolf Moser alle percussioni e batteria.
Il brano d’apertura è la solenne e cadenzata “The Garden”, che con le sue orchestrali sonorità incanta prima dell’irrompere dei tamburi metallici di Die Interimsliebenden.  A seguire, Haus Der Luge, un brano più recente che sprigiona aggressività da ogni singola vibrazione delle corde del basso, predominante nel corso del concerto.
Tra un brano e l’altro i tecnici della band sono impegnati a salire sul palco e cambiare strumentazione; spostano bidoni, portano via taniche vuote di benzina e portano grandi tubi di plastica. I Neubauten si confermano maestri nel genere con la loro sapiente combinazione di ritmica industriale, riff ipnotici di basso e voce profonda e spettrale.

In Dead Friends Blixa Bargeld squarcia l’atmosfera sonora della band con uno dei suoi urli viscerali; dal profondo dello stomaco sovrasta la ruggine che lo circonda per poi riscomparire nel metallo.
Molto suggestiva l’esecuzione dal vivo di Youme & Meyou, in cui la trama vocale si accompagna a una melodica chitarra e ai diversi suoni di tubi in plastica.

Prima della pausa suonano Von Wegen, Sabrina e Susej come degli automi la cui abilità è frutto di un preciso calcolo meccanico. Eppure, gli Einsturzende Neubauten suonano con i loro corpi e ogni suono prodotto sul palco è frutto di uno studio e di una sperimentazione che sono difficili da immaginare. Non ci sono computer a sostenere i suoni, ma cascate di bacchette metalliche su una lastra microfonata (non parlo per metafore). Non ci sono drum machine a dare il ritmo e il movimento, ma tubi di spessore e lunghezza diversi così da modularne il suono. E’ una fucina di rumori in cui qualsiasi oggetto può prendere vita e diventare un elemento fondamentale per la strutturazione di un brano.

I pionieri tedeschi di uno dei generi più controversi della storia della musica ritornano dopo aver salutato il pubblico altre due volte eseguendo Total Eclipse Of The Sun e Redukt, altri due capolavori della loro discografia; dopodiché salutano augurandoci un buon ritorno a casa. Sul palco rimangono, soli, tutti gli attrezzi del mestiere, silenziosi.

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