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  • Eisheilig: Die Garten Des Herron

    Eisheilig

    Data di uscita: 31-01-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Lavoro scialbo e ripetitivo, di mestiere

Non ho mai ascoltato nulla del precedente lavoro degli Eisheilig, band di dark rock smaliziato e abbastanza carismatico nonostante il cantato in tedesco, un po’ inusuale per il genere contando che i timbri vocali bassi scelti per buona parte del disco strizzano l’occhio ai 69 Eyes. Posso solo immaginare che il gruppo sia maturato al punto di mantenere inalterate le proprie caratteristiche espressive pur diventando più diretti e leggermente più aggressivi. Non manca, quindi, una certa dose di abilità nel rendere i pezzi piacevoli, come l’opener dai riff chitarristici catchy, a loro volta accompagnati da una performance vocale ben ispirata. Se la cava bene anche “Mein Land” con i suoi inserti pianistici contrapposti a prepotenti riff metal nel ritornello. “Die Kraft” apre un po’ quasi come la sincopata “Together” dei Samael, retta su un basso meditativo e malinconico, che conduce ad un ritornello carico di drammaticità e voce soffocata nel proprio tormento, ai limiti del growl. Infatti, sorgono dubbi piuttosto seri che questa canzone sia un plagio palese del brano citato della band svizzera. Un intricato andamento chitarristico lievemente inspessito dalle tastiere apre “Hoch Auf” che si perde poi in atmosfere più rarefatte ed eteree fino alle percussioni elettroniche e synth al termine. “Tief Begraben” torna alle radici dark del gruppo, piacendo già di più. “Uber Tausend Sternen” è quasi doom-gothic per i riff pesanti e lenti, il mood pianistico e/o elettronico che viene inserito tra le pause offre piacevoli spunti per i primi ascolti. Buona e abbastanza fitta la sezione melodica di “Die Sonne Uber uns”, e così via, l’album non esce dalla sua scuola salvo in momenti più lenti e melodici, che piacciono ma non convincono.
Ascoltatelo prima di prenderlo seriamente in considerazione, ma non aspettatevi molto di più di una diligente applicazione del genere. La band ha mestiere, ma deve ancora trovare la sua incarnazione per diventare indispensabile.

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