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  • Ela: Passion

    Ela

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Bella, questo è quanto

Qualcuno, evidentemente, sentiva ancora l’irrefrenabile bisogno dell’ennisima pop-singer dalle fattezze simil-goth per sollazzare, a nostro giudizio, più la vista che l’udito. Prendiamo atto dell’impellente necessità e caliamo la nostra indomabile scure su questa bella ragazza che non riesce ad innalzarsi dalla media delle nuove proposte gothic-pop che inondano il panorama musicale odierno. “Passion”, secondo full length della teutonica Ela, risulta poco più che un agglomerato di canzoncine adolescenziali, in cui si alternano ballad strappalacrime – “Good”, per intenderci – nate (e morte) intorno a delicati arpeggi di pianoforte e momenti più corposi e carichi, di quel rock à la Natalie Imbruglia, per quanto l’australiana possa essere considerata rock.

A questo si affiancano passaggi di sei corde pressoché inesistenti e ritmiche di batteria degne di un fustino del Dixan. I frangenti più cupi del disco sono affidati ad inserti di tastiere e a sonorità languidamente gothic, abbandonando saltuariamente questi lidi per approdare a casa Lavigne con brani come “Make My Day”. La voce di Ela si inserisce in questo contesto pacata e non particolarmente incisiva, ma quanto basta per rendere il tutto un discreto prodotto da teen ager senza pretese di sorta.
Di fronte a tutto ciò alziamo le mani e lasciamo il giudizio definitivo a chi, i diciotto anni, non li ha ancora compiuti.

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