Home > Recensioni > Electric Frankestein: Dead And Back

Sui duri banchi della vecchia scuola

C’è qualcosa di assolutamente adorabile in questi brutti e sporchi Frankenstein elettrici, qualcosa che fa venir voglia di abbracciare i quattro rocker del New Jersey e baciarli sulle guance ispide e rocciose. Perché, davvero, non c’è quasi più nessuno come loro: solidissimi mestieranti underground del rock, vanno avanti da quindici anni a spaccarsi la schiena in quella che è bello immaginare come una vita on the road come non se ne vivono più, su palchi di provincia, tra pinte di sudore, boccali di sangue e cassettate di birra scadente. “Dead And Back” è una raccolta di vecchi brani tratti da EP o split: quindici pezzi tiratissimi e rozzi, al termine dei quali sembra proprio di sentire i rauchi “yeah” di un gasatissimo pubblico di motociclisti nerboruti che agitano la loro bottiglia di Budweiser in segno d’approvazione.

Per quanto gli Electric Frankenstein definiscano il loro genere “Punk Rock ‘n Roll”, non aspettatevi suoni californiani e sbarbatelli in stile Green Day o Simple Plan: se qui c’è del punk, è il punk da crani rotti di Black Flag e Misfits. E comunque in questa raccolta siamo molto più dalle parti di un hard rock vecchia scuola alla Alice Cooper o AC/DC, roba da metallari incanutiti più che da punkrocker in erba. Certo, i Frankenstein sono nati nel ’91 e questo fa della loro musica un mero revival che non dice nulla di nuovo: ma trovatela voi un’altra band che suona questa merda con una tale sincerità, e che senza alcun infiorettamento modernista estirpa e riporta alla luce le radici di un sound semplice, terra terra, e terribilmente energetico.

Una band che, a suon di dischi, ha saputo scavarsi una nicchia profonda e duratura nei rudi cuori di un pubblico notoriamente intransigente. Una band che, sul suo ruspantissimo sito ufficiale, si vanta di essere “al secondo posto tra i 500 gruppi più citati sulle fanzine specializzate”. Cosa gli vuoi dire, a dei guaglioni così? Non resta che concludere: nerboruti motociclisti e nostalgici dei tempi in cui “il rock era vero” andranno in visibilio. Tutti gli altri si astengano, seppur con un sorriso di simpatia.

Scroll To Top