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Elementare, Watson!

All’Hotel Hassler di Roma in occasione della conferenza stampa di “Sherlock Holmes – Gioco di Ombre” abbiamo incontrato l’attore Robert Downey Jr., il regista Guy Ritchie e i produttori Lionel Wigram e Joel Silver.

Robert, come abbiamo già visto nel primo film sembra proprio che l’unico punto debole del tuo Sherlock Holmes siano le donne, che ne pensi?
R. Downey Jr.: Beh, Watson si sposa e Holmes ne è geloso, ma lui ammira davvero le donne. Come vedrete nel film, ma anche nel precedente, ci sono molti personaggi femminili forti.

Il primo film di questa nuova saga su Sherlock Holmes ha sbancato al botteghino, pensate che il successo di questa serie sia dovuto un po’ al mix di atmosfere tra Batman e James Bond?

R. Downey Jr.: Il successo di questa rivisitazione cinematografica credo sia dovuto proprio alla grandezza dei libri di Conan Doyle, a cui noi abbiamo provato ad aggiungere uno stile un po’ più nuovo e fresco. Per quanto riguarda i richiami a Bond credo proprio che sia il contrario: il professor Moriarty è venuto un bel po’ di anni prima del Dr. No.

G. Ritchie: Arthur Conan Doyle ha creato un James Bond prima di tutti dando vita a Sherlock Holmes, uno dei primi action heroes intellettuali. Una cosa fantastica per quei tempi.

Oltre a Bond sembrano esserci riferimenti anche alla graphic novel di Alan Moore “The League Of Extraordinary Gentleman”.

L. Wigram: Io stesso ho scritto un graphic novel che ha dato poi origine al primo film di Sherlock Holmes diretto da Guy, e sicuramente il fumetto di Moore, di cui sono un gran fan, è stato fonte d’ispirazione, ma le influenze e i riferimenti sono indiretti e non voluti. Alla base di tutto ci sono i racconti di Doyle.

La scelta di affidare una super produzione hollywoodiana come questa a un autore di cinema indipendente come Guy Ritchie potrebbe essere la chiave di volta del successo di “Sherlock Holmes”?
J. Silver: Guy, come anche i fratelli Coen, Christopher Nolan e altri importanti registi nati fuori dal sistema, con il suo stile originale e fantastico è riuscito a lavorare anche in film più mainstream e dal budget più elevato. Avere in squadra un regista consolidato come lui è davvero importante e mi piacerebbe davvero produrre altre pellicole come questa, create da registi indipendenti prestati alle grandi produzioni.

G. Ritchie: In questo periodo i film indipendenti stanno sempre più diminuendo, quindi credo ci siano più possibilità per certi registi di approcciarsi a film dai grandi budget.
[PAGEBREAK] In questo secondo capitolo i personaggi secondari hanno molto spazio, siete d’accordo?
G. Ritchie: Sì, soprattutto per quanto riguarda la presenza femminile. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare con attrici bravissime come Rachel McAdams, Kelly Reilly e Noomi Rapace che hanno rappresentato a pieno il girl power del film. Anche Stephen Fry, che nel film interpreta il fratello di Holmes, è stato davvero eccezionale. Pensate che l’idea di scritturarlo ci è stata suggerita dal mio grande amico, e grandissimo fan di Sherlock Holmes, Chris Martin (cantante dei Coldlay, ndr).

Come vi siete rapportati con i libri di Conan Doyle durante la lavorazione del film?
R. Downey Jr.: Il punto centrale di “Sherlock Holmes – Gioco Di Ombre” è senza dubbio la dualità Holmes-Moriarty, rivalità che ritroviamo nei libri di Conan Doyle: ogni volta che eravamo indecisi sulla strada da percorrere tornavamo a guardare le storie originali.

Una cosa che balza subito all’occhio della vostra rappresentazione del personaggio di Holmes è la totale assenza dei classici elementi propri del suo aspetto fisico, come la pipa, la lente di ingrandimento o la mantellina. Cosa ci potete dire a riguardo?
G. Ritchie: Volevamo dare un aspetto fresco e nuovo al personaggio di Holmes, non volevamo fermarci a una visione stereotipata.

R. Downey Jr.: Nei libri di Doyle non c’è alcun riferimento alla pipa o alla mantellina, sono tutti aspetti che sono entrati nella tradizione del personaggio con le successive rivisitazioni cinematografiche.

Il rapporto tra Holmes e Watson è molto forte, quasi una relazione d’amore platonico e l’alchimia tra i due personaggi è uno degli elementi vincenti del film. La stessa alchimia si è riproposta anche tra Robert Downie Jr. e Jude Law durante la realizzazione del film?
G. Ritchie: Per trovare il giusto partner di Robert ci abbiamo messo un bel po’, ma appena Jude è stato coinvolto nel progetto abbiamo capito che era lui la persona adatta. Il rapporto tra Watson e Holmes era di assoluta importanza, era il cuore, l’essenza del film, e grazie alla complicità tra Robert e Jude siamo riusciti perfettamente nell’intento.

Robert Downey Jr.: Purtroppo oggi Jude non è qui con noi, si trova a Londra a girare, ma avrebbe confermato quanto detto oggi. Non avremo fatto un secondo film se le persone non avessero apprezzato e ritenuto reale il nostro forte rapporto.

Nel film ci sono armi di ogni sorta. Avete fatto un lavoro “filologico” su questo aspetto?
L. Wigram: Il concetto del film è che Moriarty stesse cercando di far scoppiare il primo conflitto mondiale con una ventina d’anni di anticipo, quindi il ricorso alle armi è stato obbligatorio. Abbiamo però fatto uno studio approfondito e ampie ricerche, le armi del film sono tutte basate su prototipi reali del tempo e storicamente è tutto corretto.

Dalle vostre parole si evince una grande passione per questo progetto, com’è stato il vostro rapporto lavorativo sul set?
R. Downey Jr.: Ho una grande passione per Sherlock Holmes, si è capito vero? (ride). Sul set ho molto discusso con Guy e con il resto della troupe, abbiamo persino litigato, ma perché il fine comune era quello di creare un ottimo prodotto e tutti eravamo convinti di poterci riuscire. In una serie cinematografica in genere il secondo film è sempre il più deludente, ecco, noi non volevamo che succedesse questo.

G. Ritchie: C’è stato tanto entusiasmo da parte del team creativo, è stata la spinta di tutto, abbiamo litigato e discusso, ma siamo contentissimi del risultato.

J. Silver: Anche la moglie di Robert, Susan Downey, una delle produttrici, è stata fondamentale per il processo creativo del film. Credo che non abbia mai mollato un secondo la sceneggiatura, proprio come un cane con il frisbee. L’obiettivo comune era rendere questo film speciale, e devo dire che ci siamo proprio riusciti. Non esagero se dico che “Sherlock Holmes – Gioco Di Ombre” è il miglior sequel da noi realizzato: è divertente, fresco, un ottimo film per famiglie adatto alle feste natalizie.

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