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Eletttronica per sognare

Apre la serata George Pringle, ragazza londinese che su semplici basi elettroniche parla, strilla, canta e racconta.

Subito dopo, ecco salire sul palco i nostri Nicholas Godin e Jean-Benoit Dunckel, coppia portante degli Air, con batterista annesso. Eleganti e sobri come sempre, aprono con il singolo “Do The Joy”, direttamente dall’appena sfornato “Love 2″, pezzo forse non proprio onirico, ma con tutte le carte in regola per essere un vero singolo degno dei vecchi standard. Sempre dall’ultimo album i due successivi pezzi, “So Light Is Her Footfall”, cullante melodia con voce robotica annessa, e “Love”. Ora è il momento della daftpunkiana “Remember”, immersa in una scenografia minimalista, qualche video alle spalle e luci multicolori spettacolari con tanto di effetti visionari.

I suoni sono perfetti, di un pulito e di una eleganza sconvolgente, per quanto alcuni brani siano piuttosto riarrangiati per il live; meno densi forse, e più vacui per certi versi. Lo si nota molto in “Tropical Disease”: sull’album un minestrone di strumenti instancabili, dal vivo invece un po’ troppo poco carica. Oppure in “Sexy Boy”, accolta da gran urla, ma che a mio parere in questa esecuzione perde di molto il lato sensuale e onirico allo stesso tempo della sua versione originale, ovvero il motivo stesso per cui è all’orecchio di tutti un pezzo fantastico.

Nicholas Godin saltella fra basso, chitarra acustica, tastiere e vocoder, e Jean-Benoit Dunckel fra vocoder, moog, synth e tastiere varie, destreggiandosi abilmente, come se lo facessero da sempre. Si avvicendano così la ritmata “Missing The Light Of The Day”, l’acclamata a gran voce “Cherry Blossom Girl”, “Be a Bee” (fra distorsioni e atmosfera western), l’acustica ballata “How Does It Make You Feel?”, la minimalista “Talisman” e “Alpha Beta Gaga”, introdotta da Nicholas che chiede al pubblico se conosce abbastanza il francese per cantarla, e da il via ad un unisono di fischettii.

Chiude il primo set l’immancabile “Kelly Watch The Stars”, con giro di basso fatto alla tastiera, in un su e giù con la testa di massa. Pubblico in generale piuttosto statico, tanto che quando i nostri tre scendono dal palco, si dilegua e si sparpaglia come dimenticandosi di richiamarli a gran voce.

Ma tornano comunque, con la dolcissima “Heaven’s Light”, l’attesissima “Sexy Boy” e “La Femme d’Argent”, dieci minuti di delirio elettronico psichedelico in digitale che da solo valeva il prezzo del biglietto. La scelta dei pezzi non è parsa delle più azzeccate, forse ci si aspettavano più chicche o comunque una selezione più orientata verso i pezzi più da live. Tuttavia, non si può dir niente al duo francese, creatore di una musica così singolare, visionaria e aristocratica. Nessun brano da “Pocket Symphony”, mentre gli altri album son tutti toccati almeno con un pezzo. La maggior parte dal nuovo come era prevedibile, e da “Moon Safari”.

Nel complesso, sarà forse la bravura, la sicurezza, la professionalità, ma gli Air danno l’idea di essere lì a svolgere un compito quasi perché devono, senza troppo entusiasmo ne’ coinvolgimento emotivo, qualche sorriso, molta compostezza. Opinioni esterne, chiaro.
Le facce dei presenti sembrano piuttosto soddisfatte, ma la sensazione è il tipico, leggero amaro in bocca. L’Estragon forse non è adatto a concerti che necessiterebbero di location più suggestive? O forse sono le aspettative stesse, che devono partire coscienti del fatto che non è elettronica per ballare, quella degli Air, ma per sognare.

1. Do The Joy
2. So Light Is Her Footfall
3. Love
4. Remember
5. J’ai dormi sous l’eau
6. Missing The Light Of The Day
7. Venus
8. Tropical Disease
9. People In The City
10. Radian
11. Be a Bee
12. How Does It Make You Feel?
13. Talisman
14. Highschool Lover
15. Alpha Beta Gaga
16. Kelly Watch The Stars

17. Heaven’s Light
18. Sexy Boy
19. La Femme d’Argent

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