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Eleviole? ci racconta il suo viaggio on the road: “Le mie sono filastrocche per adulti” | Intervista

Da Oporto a Finisterre in bicicletta per documentare l’uscita del suo nuovo album. Questo è stato il bellissimo, folle, progetto di Eleviole?, artista toscana in uscita il mese prossimo con il suo nuovo progetto discografico intitolato”Dove non si tocca”. Dopo essere stata uno dei pilastri della musica indie milanese con il gruppo Ariadineve con cui ha pubblicato due album (“Buone vacanze” nel 2009 e “Ti volevo dire” nel 2013), il nuovo percorso artistico di Eleonora Tasca si muove in bilico tra tra strumenti sintetici e giocattolo in un interessante commistione tra folk e pop.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’artista, proprio durante le battute finali della sua esperienza on the road.

 

Ciao Eleonora, il 17 maggio si è concluso il tuo viaggio portoghese  in bicicletta da Oporto a Finisterre. Come è andata questa tua nuova avventura?

È stata dura! Non avevo calcolato né le altimetrie né la possibilità di trovare 10 gradi meno rispetto all’Italia ed ero davvero poco equipaggiata. È stata in ogni caso un’esperienza incredibile e sarà la prima di una lunga serie. La bicicletta è libertà assoluta.

Non è la prima volta che ti avventuri in viaggi di questo genere. Qualche tempo fa hai girato l’Italia in autostop. Cosa ti affascina di più di questo tipo di peripezie, per alcuni impensabili?

Amo molto ciò che è performativo e che allo stesso tempo parte dalla quotidianità. Fare autostop vuol dire fiducia e apertura verso gli altri, la bici invece sei tu. Sei tu che pedali, che ti esponi, che cerchi di superare i tuoi limiti e che a volte non ce la fai. Sono cose che tendenzialmente possiamo fare tutti, ciascuno con la propria declinazione. Possiamo essere tutti “eroi normali”.

Come mai hai scelto proprio il Portogallo? Sei legata particolarmentea questa nazione oppure sei partita da vera esploratrice, come un’avventura?

Sono stata a Oporto sei mesi dopo la laurea, a lavorare. Per me è una seconda casa. Ho fortemente voluto ripartire da li come per chiudere un
cerchio e riaprire un nuovo capitolo.

Tu che non mi manchi più” è il tuo primo singolo estratto dall’album in uscita il mese prossimo. Di cosa parla la canzone?

Il brano parla di come sia possibile ritrovare se stessi dopo una storia finita male e di come si debba essere comprensivi verso se stessi quando torna la nostalgia.

Tra un mese, appunto, uscirà il tuo nuovo progetto intitolato “Dove non si tocca”. Si tratta di un concept album? Quali sono state le sue fasi di gestazione?

In realtà è un disco che parla d’amore, e che si porta dentro la consapevolezza di ciò che succede a trent’anni. Concepisco le canzoni come “filastrocche per adulti”, giocando con le parole e trovando diversi gradi di profondità. Ho scelto questo titolo perché da bambina, al mare, era una prova di coraggio nuotare dove non si tocca.

Che musica hai ascoltato durante la scrittura dell’album? Di getto potrei immaginare tanta musica portoghese. Se sì, quali artisti in particolare?

Più che la musica portoghese mi ha influenzato la scuola brasiliana (Veloso in primis, che amo moltissimo). E poi i miei riferimenti di sempre, tra tutti Sergio Endrigo per la scrittura. Per le sonorità invece ci siamo ispirati a band nordeurpee come gli Efterlang.

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