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    Elffor

    Data di uscita: 04-04-2008

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Dark Medieval times… again?

E si comincia con le ristampe per gli Elffor, particolare one man band che pur presentandosi con al seguito tutta la nutrita iconografia black metal si discosta nettamente dal tipico sound di babbo Baphomet.
La nascita di questo progetto ambient medievale risale al 1995, in un periodo in cui il black metal in espansione flirtava con diverse correnti musicali anche distanti, trovando il modo di contaminarsi nel tentativo di rinnovarsi. Il filone medieval/fantasy ebbe tra l’altro la sua bella fetta di successo, sia sul versante del black duro e puro, ove divenne topic abusato (chi si ricorda i tempi post Dark Medieval Times con decine di cover improvvisate infestate da manieri diroccati, cavalieri e compagnia?), sia per quel che riguarda estemporanei progetti che in maniera avventurosa cominciarono in quegli anni a muovere i primi passi.
Basti ricordare i trascorsi di Mortiis del dopo Emperor, Wongraven (Satyricon), Lord Wind progetto parallelo di Graveland, Pazuzu nati da una costola dei Summoning, band che sicuramente i nostri tengono ben presente.
“Son Of The Shades” fa parte di questa cerchia, completamente devoto ad atmosfere oscure e decadenti, ottenute scorporando la componente metal per concentrarsi sul lavoro di tastiere (unico asse portante del lavoro) e percussioni, a dare enfasi ai passaggi più epici. Questi due soli elementi risultano i più adatti per creare nebbiosi ed evocativi scenari musicali e i tempi lenti e cadenzati sottolineano questa ricerca di spazi altri. Oltre l’aspetto estetico la voce resta il legame più evidente con il black metal, anche se utilizzata principalmente come voce narrante, in secondo piano insieme a sporadici passaggi di chitarra dilatati tanto da creare niente più che un tappeto sonoro. Il disco suona come un corpus unico, i pezzi sono inscindibili dal percorso musicale di questi quasi 60 minuti e va assorbito in pieno per calarsi nella parte.
Un lavoro che pur pagando dazio ai Summoning e alle loro creazioni più sognanti riesce a far bene il suo lavoro, le composizioni sono costruite con criterio e si sviluppano piuttosto bene. I difetti sono impliciti nella scelta artistica degli Elffor, quindi una certa staticità e un impatto monolitico dei pezzi che a volte frenano l’ascolto. Tuttavia, se riuscite a tollerare questo tipo di cose potreste ritrovarvi con un buon diversivo musicale… d’altronde non si vive di soli Marduk.

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