Home > Recensioni > Elio E Le Storie Tese: Cicciput

L’angelo dei soldi porta fortuna agli Elii

“Cicciput”, datato 2003, è una nuova nascita e l’inizio di una seconda giovinezza per gli Elii, dopo un periodo difficile iniziato con la scomparsa di Feiez e costellato di pubblicazioni che non hanno lasciato il segno, come l’interlocutorio “Craccracriccrecr” o la colonna sonora del film della Gialappa’s. “Cicciput” ritorna invece allo stile di “Elio Samaga” e “Italyan Rum”, seppur con un sensibile, ma inevitabile, smussamento degli spigoli espressivi, dovuto sia alla maturità raggiunta, sia alla vastità di un pubblico che richiede qualche compromesso rispetto all’inebriante foga dei giovani Elii.

L’usuale caleidoscopico minestrone musicale confluisce ora in una forma canzone sempre meglio definita e congrua al suo interno, accompagnata comunque dai soliti inserti umoristici, anch’essi adeguati al contesto in cui si collocano. Si tratta, dunque, di un processo di regolarizzazione della verve musicale e concettuale dei Nostri, che affrontano gli usuali temi satirici con un linguaggio ancora non convenzionale, ma meno aggressivo del passato, e uno stile ben più vicino alla – cosiddetta – musica leggera nazionale. Sia chiaro che questo non comporta la scomparsa di una tecnica strumentale fuori dal comune, si ha invece uno spostamento del suo fine, dal mosaico centrifugato di stili alla melodia più accessibile e assimilabile. “Cicciput” risulta, quindi, decisamente più accessibile ai primi ascolti, pur mantenendo il fascino delle citazioni nascoste e dei passaggi ricercati (“Pagàno” racchiude ancora l’anima progressiva degli Elii al suo massimo splendore), ma – forse proprio per questo – colpisce meno un’attenzione preventivamente rivolta a dei colpi di genio eclatanti che vengono invece dispensati con parsimonia.

Un esempio per tutti: l’irresistibile inno di “Shpalman”, il cui spassoso nonsense viene mitigato da un involucro musicale tradizionale, ponte verso pezzi come “Fossi Figo” o “La Follia Della Donna”, in cui l’attenzione per la melodia e il pathos rubano buona parte della scena ad un’ironia più limitata e controllata. In ragione di ciò, potremmo vedere “Cicciput” come una ridefinizione post-sanremese dell’estetica anticonformista degli Elii.

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