Home > Recensioni > Elio E Le Storie Tese: Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu

Sborriamo e scoreggiamo con Elio in allegria!

È questo il titolo che si nasconde sotto “Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu” e, detto così, è ancora più chiaro che non si tratta di roba per tutti. La si potrebbe definire un po’ come il contenuto di quel Silos a cui Elio tiene tanto, pieno delle porcherie di ogni tipo che il nostro corpo produce, tanto eterogenee quanto aberranti per il senso comune politicamente corretto, ma un giorno probabilmente nostra salvifica risorsa finale.

Ad un’osservazione più attenta e lungimirante, o anche al solo scopo di rompere e imbrattare gli schemi, Elio e il suo Silos emergono come l’espressione più geniale della musica dissacrante di questi anni. Abbandonando capperi, muco e cacche delle ciglia, si può passare ad un’altra metafora e inquadrare gli Elii sulla scena di un incidente, che vede coinvolto il tour furgoncino di un gruppo prog rock dalla forte matrice settantiana ed Enzo Jannacci, figura rappresentativa del cabaret milanese degli anni precedenti a questi. Dalla plastica fusione dei corpi e dallo stordimento provocato dal clangore di ferraglia emergono i cinque corpi deformi rappresentati dietro (e davanti, ma più piccoli) a “Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu”.

Cosa sia rappresentato dentro a questo disco è, invece, di ben più difficile descrizione. Il flusso musicale si accompagna a parole, eventi, irruzioni e variazioni. Anzi, esso stesso è soggetto alla potenza dell’(apparente)improvvisazione. Tutto è sovrabbondante, da mal di testa. Tutto scorre e cambia. Sono necessarie decine di ascolti per cogliere i più profondi e i più inutili significati, nascosti dietro un gioco di parole, una digressione, un inciso.

Dalla critica sociale all’osservazione delle debolezze umane, dalla parodia all’apologia del becero, gli Elii mantengono la stessa dignità artistica: è probabilmente questa profonda coerenza concettuale nell’abbracciare tutta la vicenda umana e musicale, parallela ad una caleidoscopica mutevolezza formale, che ha radicato le Storie Tese così in profondità nei nostri cuori.

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