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  • Elis: Dark Clouds In A Perfect Sky

    Elis

    Data di uscita: 02-11-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Ennesimo esperimento goth

Gli Elis hanno puntato tutto, in questo disco, sulla piacevolezza a tutti i costi, sulle strizzatine d’occhio ai Nightwish, sul gothic sfumato con qualche growling abbastanza inaspettato nel contesto e su una ritmica che talvolta accelera oltre le regole del mainstream. Come nuvole oscure in un cielo perfetto, sulla perfetta produzione si approssimano all’orizzonte adombranti spettri: mancanza di emotività, retorica, evoluzioni prevedibili, stile scolastico e poco ispirato.
La produzione di Alexander Krull (Atrocity, Leaves Eyes), con pulizia e buon bilanciamento dei suoni dei vari strumenti, in qualche modo accentua il paragone con i Nightwish in canzoni come “Der Letzte Tag” e “Perfect Love”, per i ritornelli fortemente caratterizzati dalle armonie vocali del “soprano” Sabine Dunser e basati su una spiccata piacevolezza d’ascolto e semplicità. Il problema risiede nel fatto che il gruppo stesso vorrebbe lanciarsi in sofisticazioni e strutture raffinate ed è proprio questa scolasticità, questa gradevolezza limitata al “bel suonare”, all’inutile svilupparsi del discorso musicale tra riff pesanti, geometrici e evoluzioni soliste nemmeno troppo barocche, che getta il disco nella banalità. Non è mai stato un peccato mortale ricalcare un genere già scoperto, chiunque ha qualcosa da dire ha diritto a usare i mezzi espressivi che ritiene più consoni, ed è così che i generi si evolvono nel tempo. Ma nel goth rock di “Lost Soul”, per esempio, si scende davvero sotto la sufficienza in quanto a strutturazione del verse, inespressivo così come “Die Zeit”, che proprio quando dovrebbe decollare con potenza e evocatività, viste le premesse molto animate e pompose del verse, si banalizza in un ritornello fatto di pattern sempre uguali, ruffiano nel suo essere carezzevole e scialbo.[PAGEBREAK]Non funziona nemmeno la lieve presenza di elettronica inserita in modo decisamente lezioso nel mix sonoro; accanto al prevedibile ma corretto guitar work le uniche cose che attivamente aggiungono carattere e ampliano lo spettro sonoro della musica proposta sono le tastiere unite ad orchestrazioni. Pur se relegate ad arrangiamenti marginali sono in grado talvolta di aggiungere un granello di profondità e dinamismo, o altrimenti qualche variazione significativa nella quasi schematica riproposizione dei soliti verse-chorus nella struttura di ogni brano. In “Devil Inside Of You”, nonostante la poca originalità, il risultato ottenuto proprio grazie a synth e orchestrazioni è esteticamente notabile. Qui in particolare, Sabine sperimenta cromatismi diversi attraverso sovraincisioni vocali, ma è significativo per il lettore sapere che nella maggior parte dell’album il cantato si baserà fondamentalmente solo su una linea vocale monodica.
“Dark Clouds In A Perfect Sky” rientra tra quelle produzioni della Napalm esasperatamente povere di contenuto, troppo dentro le righe, anche se prodotte professionalmente e abbastanza curate nella presentazione. Ma contando i buoni gruppi che militano nell’etichetta, questo disco potrebbe essere uno dei passi falsi fatti nei confronti dei consumatori che chiedono di mantenere alto il profilo del marchio promuovendo non solo la qualità tecnica, ma anche una maggiore rilevanza di contenuti.

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