Home > Rubriche > Music Industry > Elisa e Paolo Madeddu – Una questione Privata

Elisa e Paolo Madeddu – Una questione Privata

Tutto nasce con un signore (Paolo Madeddu) che di mestiere fa il giornalista musicale, il quale, come la sua professione richiede, ascolta dischi e li recensisce. Non parliamo di scienza, fisica nucleare, tanto meno matematica. Ma di musica. Non ci sono formule o schemi. Tutto si basa inevitabilmente su qualcosa di privato, ovvero il proprio punto di vista, il proprio gusto e percorso musicale. Questo non è certamente un limite, anzi di solito è un valore aggiunto. In uno sciagurato giorno a questo signore capita tra le mani il nuovo disco di Elisa. Lo ascolta e lo recensisce, e da allora finisce sulla gogna.

La polemica viene sollevata dall’indignata artista, in un perfetto clima da asilo nido. A Elisa l’articolo di Madeddu non va giù. La tolleranza zero non scatta per via della critica al suo lavoro artistico,  ma perché il reporter, nella sua recensione, inciampa sulla nonna della cantante. Ovviamente Madeddu non lo fa per il gusto di andare a scomodare la dolce vecchina, ma poiché essa è protagonista di un brano che compone la scaletta dell’album in questione, e che a lui,  ( a ragione) proprio non è piaciuto.
Quindi, da una parte abbiamo Elisa che fa il suo mestiere mettendo il proprio vissuto nei suoi nuovi brani inediti, dall’altro abbiamo Paolo Madeddu  un giornalista, che fa il suo mestiere e critica un lavoro discografico.
Se vivessimo in un paese normodotato, il fatto non costituirebbe reato, ma qui, ovviamente,  tutto è motivo di prosaico odio.

Elisa vomita rancore al balcone del suo social network e tutti i suoi accorati fan la seguono nella crociata verso Madededdu. Fiumi di insulti, parolacce, commenti alla stregua della più desolante dell’arena fanno da contorno ad una vicenda tanto desolante quanto priva di buon senso.
Vien da pensare alla luce dei fatti, che il problema non sia la critica in quanto tale a creare fastidio;  il virus che ha ormai intossicato la musica, il giornalismo e il ruolo dell’artista e del critico in Italia,  proviene dalla guerrafondaia indole del “con me o contro di me”. Chi ne esce vinto da questa patetico gioco è sempre il pubblico.

Ci si appresta allora ad una macabra ma realistica similitudine, ovvero che la gestione dell’arte in questo paese sia sempre più simile a quella politica. Presumibilmente i nostri cari artisti, alla stregua dei politici che si arrabattano per il consenso popolare, hanno bisogno di un pubblico ignorante per vendere, proprio come i politici hanno bisogno di un popolo ignorante per governare.
La critica infatti diventa un problema, con la sua perversa pretesa d’informare un pubblico pagante della scarsa qualità del prodotto che andrà a comprare.

Così, chiunque si degni di avere un punto di vista che differisce dalla massa, viene gettato in pasto alle frustrazioni da social network. Mi hai criticato? E io ti scateno contro il mio plotone di “coglioni” pronti a parlare perché sono io, musicalmente parlando, a dare il la. I fan si sentono (finalmente) partecipi di qualcosa. Elisa si sente amata e compresa. E tutti vivono felici e contenti, pensando di aver ucciso il nemico (il giornalista) ma avendo solo ammazzato se stessi. Ovviamente non si parla di “tutti gli artisti” ma di tutti quelli che hanno scelto di vendere neuroni, fondo schiena e quel briciolo di talento ai palinsesti televisivi, alle opinioni da due soldi, alla caccia alla streghe sui social. A quelli, che sono entrati spavaldi dal tubo catodico con la pretesa di portare l’arte nella case e invece hanno ceduto in un solo momento al più seducente di tutti i suoni: il tintinnio degli euro misto alla popolarità da talent show.

Perchè forse la dura realtà che proprio a noi romantici stakanovisti della musica  non va giù, è che l’opinionismo è una religione e, oramai, forse l’unica forma accettata di espressione e informazione, anche nella musica. Forse soprattutto nella musica. Pertanto il giornalista non solo è nemico, ma è anche superfluo. L’etica smette di essere rilevante, poiché tutto quello di cui oggi quel tipo di musica ha bisogno è di opinioni, possibilmente non più lunghe di 14 parole. Non c’è una ricerca stilistica uno studio, arrangiamenti e note, perchè – orrore orrore! -, non si parla più di musica, ma di gente che fa dischi e li vende. Come uno che fa materassi e li deve vendere. E mentre quello dei materassi usa la tipa in sottoveste per farsi pubblicità, ai cantanti non resta che mettere in pole position  nonne, figli, e quel mucchietto di cervelli con la spunta blu sulla loro pagina. Quindi probabilmente se Elisa avesse fatto musica, Paolo Madeddu, avrebbe criticato quella, ma come appunto direbbe ogni nonna che si rispetti: Elisa, hai voluto la bicicletta?

 

Scroll To Top