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Elizabeth Taylor: Occhi viola sul pianeta terra

La morte di Elizabeth Taylor è un terremoto che ha fatto cadere le lettere di Hollywood dalla collina.
Anche se malata da tempo e anche se tutte le redazioni che si rispettino erano pronte a scrivere della notizia, quando muore una stella è sempre un duro colpo da assimilare.
È un po’ quello che succede per gli incidenti stradali, sai che capitano ma non sai mai quando.
Chi era preparato alla morte di Elizabeth Rosemund Taylor dama del Regno Britannico? Virtualmente in molti ma in pratica nessuno e così è un trauma, un buco scavato con pala e piccozza proprio in mezzo al petto di ognuno, là dove stava il cuore.

Da anni abitava a Bel Air ma non aveva mai perso veramente quella voglia irrefrenabile di vivere che, anche senza un film all’attivo da due decenni, la metteva sempre e comunque in primo piano. Beneficenza, interviste e twitter, Dame Elizabeth ha sempre trovato il modo per far parlare di sé, ma non è mai stata una cacciatrice di fama, diciamo che la gloria le è caduta addosso ed era l’elemento più naturale della sua essenza.

Come si fa a parlare di una leggenda? Come si fa a riassumere in poche righe la grandezza di una leggenda e con essa la grandezza della leggenda di una Hollywood di cui lei era l’ultima alza bandiera (non me ne vogliano le varie Lauren Bacall, Doris Day, Olivia De Havilland e Joan Fontaine)? Come si fa a rimanere lucidi davanti alla certezza che da questo momento in poi quella Hollywood non ci sarà più se non nei ricordi?
Chi era Elizabeth Taylor? Che cosa rappresentava e cosa ancora oggi rappresenta? Se da un punto bisogna pur iniziare certamente si deve dire che è stata una pioniera: prima attrice ad essere pagata più di un milione di dollari per un film (cifra esorbitante per una donna) e prima vera attrice che muoveva un business attorno al suo nome.

Le relazioni turbolente ma anche le sue dichiarazioni, i viaggi, la sua vita sociale molto spesso si intromettevano nella carriera ma questo non le ha impedito di vincere due Oscar (per “Venere In Visione” nel 1961 e “Chi Ha Paura Di Virginia Woolf?” nel 1967) e innumerevoli altri premi. Se Katherine Hebpurn era per l’élite, Marilyn Monroe per il popolo, Elizabeth era per tutti. Qui stava la sua straordinarietà: camaleontica, trasformista, eccentrica e soprattutto indipendente. Molte volte si è scontrata col sistema e ha avuto rapporti avvelenati con i suoi registi (memorabile lo scambio di battute con Daniel Mann) ma sapeva essere anche un’amica fedele e sincera: l’amica che ha cercato di salvare Montgomery Clift dalla bestia nera della depressione e nei tempi più recenti l’amica che fino all’ultimo ha sempre difeso e protetto Michael Jackson.
[PAGEBREAK] Bambina prodigio, inizia a lavorare (e a maturare) prestissimo, a 20 anni aveva già una carriera invidiabile: LeRoy, Curtiz, Minelli, Donen, Stevens, Leonard e già due mariti.
Una carriera costellata di incredibili successi, la Taylor lavorò praticamente con tutti quelli che davvero contavano a Hollywood: “Torna A Casa Lessie!”; “Il Padre Della Sposa”; “Un Posto Al Sole”; “Il Gigante”; “L’Albero Della Vita”; “La Gatta Sul Tetto Che Scotta”; “Improvvisamente L’estate Scorsa”; ” La Bisbetica Domata”; “L’Unico Gioco In Città” e molti altri.

La Taylor è praticamente cresciuta sul grande schermo: da bambina a ragazza da ragazza ad adulta e questa crescita è coincisa con la nascita e crescita del suo mito. Era la diva accessibile a tutti ma con la consapevolezza che comunque sarebbe rimasta qualcosa di inavvicinabile. Femme fatale ma con dolcezza, una “gatta” con cuore che non cadde mai nelle etichette imposte da Hollywood, neanche durante lo scandalo Eddie Fisher-Debbie Reynolds (con la quale fece pace).

Con forza e dignità è riuscita a rimanere un pilastro portante del ricordo di una Hollywood magica che imboccaba la via della decadenza. Spesso usata e sfruttata, la Taylor non voleva cedere alla natura di oggetto che troppo ripetutamente ha minacciato la sua immagine, non era possibile perché lei era uno degli strascichi di quel mondo che stava scomparendo e così lo erano molti dei suoi film: “Cleopatra” prima di tutto, luogo del “delitto”, dell’amore con Richard Burton, uno dei più belli della storia del Cinema. Un amore incompiuto dato in pasto ad un pubblico sempre bramoso di emozioni forti, anche drammatiche. Elizabeth e Richard furono dannati per la loro passione e ne pagarono il prezzo cercando felicità ed equilibrio per tutta la vita senza mai riuscirci.

Anche lontano dallo schermo Liz ha trovato la sua strada, disegnatrice di gioielli e straordinaria ambasciatrice della lotta contro l’AIDS (soprattutto dopo la morte di Rock Hudson divenne più sensibile all’argomento), ha lottato con tanti mostri: la fama, il pettegolezzo, la depressione (che la colpì durante l’infelice matrimonio con il senatore John Warner), ma ha sempre vinto o almeno è finita in pareggio.

Ecco chi era Elizabeth Taylor, non solo la gatta dagli occhi viola, ma una madre, una moglie, un’attrice e soprattutto una donna in ogni fibra del suo essere.
Si dovrebbe aprire un capitolo su ognuna della cose che la Taylor ha fatto, su ognuna delle sue amicizie, ognuna delle sue avventure.
79 anni vissuti benissimo, senza la paura del tempo che passa e con la consapevolezza di vivere per sempre . Il suo è un esempio di come le azioni superano la persona e sono le azioni che rendono la persona immortale.

Hollywood ha perso la sua regina, una sua icona, ma per sempre i suoi occhi continueranno a illuminare di luce viola il mondo.

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