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  • Elliot Murphy: Notes From The Underground

    Elliot Murphy

    Data di uscita: 02-03-2008

    Loudvision:
    Lettori:

Il ritorno dell’angelo del rock

C’è chi vive nella gloria, chi nell’ombra (si fa per dire). E chiamarsi Elliott Murphy in un’America che ha appena scoperto e incoronato Bob Dylan voce di una generazione non può certo facilitare le cose. Ma l’ angelo del rock, il cui esordio ufficiale nella discografia risale al 1973 con l’album “Aquashow”, ha saputo attraversare questi 35 anni di carriera sfornando più di trenta dischi apprezzati dalla critica di settore, superando gravi crisi di vendita e ridando infine un senso alla propria parabola artistica nel 1989, anno del suo definitivo trasferimento a Parigi in compagnia di moglie e figlio.

Amore a prima vista. Perché il Vecchio Continente ha sempre dimostrato affetto reverenziale e incondizionato nei suoi confronti, più che la terra natia, dove il talento di Murphy ha faticato ad esaltare i palati di un pubblico poco incline ad aggiornare la lista dei propri idoli. Ma l’Europa, si sa, non è l’America, e in un paese che vanta più di duemila anni di storia la personalità caleidoscopica di uno che con perizia e senza problema alcuno sa muoversi tra musica, letteratura e giornalismo emerge prepotente. Così oggi, anno 2008, siamo qui a celebrare con piacere il ritorno di una delle voci più importanti della popular music del ’900. E sia chiaro, “Notes From The Underground” non è il miglior album del cantautore newyorkese, né tanto meno conferirà a Murphy nuova popolarità planetaria, ma le undici tracce che lo compongono sono vividi segnali di uno spirito ancora inquieto, curioso e sfaccettato.
[PAGEBREAK] Chiaroscuri di una ricerca perpetua. Come i colori di una tavolozza, peculiari, luminosi e folli ognuno a suo modo. Sapide e delicate schegge di rock poetico post-dylaniano in cui i tocchi di Lou Reed e del Mark Knopfler dei primi lavori solisti si segnalano come parametri ispirativi difficili a disattendersi.
Un insieme di ottima musica e arrangiamenti con un sostanzioso lavoro autorale che Murphy maneggia alla perfezione portando la propria penna a trasporre in inchiostro gli antri insondabili ed intimi del proprio animo di artista eclettico.

“And General Robert E. Lee”, “The Valley Below”, “On My Mind”, “Crepuscule”, “Scandinavian Skies”, tutte perle della stessa sorprendente collana con piacevoli intermezzi out quali “Lost And Lonely”, “Razzmatazz” e “Frankenstein’s Daughter”.
Tra chitarre acustiche, fisarmoniche, slide-guitar, piano e armoniche a bocca deliziano il tocco del guitar-hero Olivier Durand e il commiato notturno della struggente “Crying Creatures Of The Universe”, forse il capitolo più toccante dell’intero album.
Chapeau.
Bentornato Elliott.

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