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Elvenking: Tutt’altro che silenziosi!

A qualche settimana dall’uscita del recente disco “Red Silent Tides” ci troviamo a parlare niente meno che con Damnagoras, voce degli Elvenking, che sarà tutt’altro che silenzioso!
Cercheremo di capire il suo punto di vista sull’evoluzione della band, sulla genesi dell’album e di avere qualche anticipazione.
Sotto con le domande!

Ciao e benvenuto su LoudVision!
Iniziamo subito con una domanda impegnativa: come vedi l’evoluzione del sound degli Elvenking dagli inizi a questo “Red Silent Tides”?
Il nostro obiettivo principale è sempre stato quello di crescere e migliorare. L’abbiamo sempre dichiarato chiaramente. Gli Elvenking sono una band che vuole aggiornare il proprio sound album dopo album e che non vuole ripetersi, non vuole fare un disco uguale a un altro e non si fermerà mai davanti alle critiche. “Red Silent Tides” è l’ennesima dimostrazione di questo nostro modo di vedere la musica. Riascoltandolo ho la sensazione di sentire il meglio di quello che abbiamo fatto fino ad ora… e qualcosa in più. Se “The Scythe” era un disco molto heavy e oscuro, questo nuovo album è molto più melodico ed emozionante forse proprio perché ci siamo portati dietro alcune delle sfumature che abbiamo introdotto con “Two Tragedy Poets” e allo stesso tempo abbiamo riscoperto il meglio di ciò che abbiamo realizzato su dischi come “The Winter Wake” per esempio.

Se “The Scythe” ci sembrava meno folk rispetto al vostro passato, questo “Red Silent Tides” ci sembra addirittura meno power e più hard rock. Condividi?
Si, ti devo dare ragione. La scorsa volta ci siamo un po’ limitati dovendo seguire un concept ben preciso. Seguire musicalmente un disco che parla della morte ci ha sicuramente influenzati e ci ha fatto realizzare un disco più pesante ed oscuro. Questa volta non potevamo sicuramente ripeterci e abbiamo esplorato maggiormente il lato melodico ed emozi onante della nostra musica.

Alcuni fra i fan più accaniti lamentano il ruolo sempre più marginale della componente folk e hanno paura di non sentire delle nuove “On The Morning Dew”, “March Of Fools” o “The Wanderer” . Ti senti di rassicurarli o credi che la band abbia imboccato una strada definitiva?
Sai, questo tipo di critica proprio non la capisco e non la condivido. Veniamo da un disco completamente acustico dove la componente folk è fortissima e la gente si lamenta, facciamo un disco heavy e la gente si lamenta, facciamo un disco più melodico e la gente si lamenta. Il violino è e sarà sempre una componente fondamentale del nostro sound (proprio di questo si parla nella recensione di “Red Silent Tides”, ndr.). Ci permette di realizzare arrangiamenti e parti che altrimenti non potremmo inserire nelle songs. A volte gli arrangiamenti saranno più folk, a volte meno, ma perché dovremmo fare sempre le stesse cose?

A proposito di come ha preso forma l’album, come si è svolto il lavoro da quando vi siete messi in studio? C’è stata qualche discussione?
I primi pezzi di “Red Silent Tides” stavano già nascendo dopo l’uscita di “The Scythe”. Abbiamo poi messo tutto in pausa per dedicarci all’album acustico. È stato un piacere riprendere in mano quello che avevamo messo da parte e rendersi conto di quanto fosse valido quel materiale, che aveva passato per forza the test of time! Abbiamo lavorato duro sulle nuove idee e sulla stesura di una pre-produzione che ci è stata utilissima nella scelta dei pezzi che sarebbero poi finiti nella tracklist finale. Ci siamo inoltre affidati a Dennis Ward per la produzione vera e propria e credo che il risultato possa confermare che abbiamo fatto un’ottima scelta! Lavorare con un produttore del suo calibro è stato molto stimolante e credo che questo abbia permesso ad ognuno di noi di dare il massimo. È stata inoltre un’esperienza che ci ha aiutato a salire al livello successivo grazie alla sua esperienza e alla sua precisione.

C‘è qualche passo o i brano di “Red Silent Tides” che ti senti di tirare fuori dal mucchio? Perché?
Non saprei… l’album lo sto ascoltando proprio ora dopo parecchio tempo che non lo prendevo in mano e devo dire di essere parecchio contento del risultato ottenuto. Tirare fuori un pezzo è come rimuovere il pezzo di un puzzle… non è semplice. Ci sono dei pezzi ai quali sono molto attaccato perché ne ho scritto i testi in periodi molto difficili della mia vita e mi rispecchiano fortemente. Quindi al momento direi “This Nightmare Will Never End” e “The Cabal”.
[PAGEBREAK] Sappiamo che più di una volta siete stati coinvolti in progetti con altre band italiane, specialmente Secret Sphere e Trick Or Treat: voci prestate, serate insieme… ci dici due parole su queste band e sul rapporto che si è costruito?
Abbiamo avuto modo di conoscere molto bene queste due band ormai un anno e mezzo fa in occasione della serata che i Secret Sphere organizzarono per il loro decimo anniversario. Ci siamo trovati benissimo e da allora ci sentiamo regolarmente. Io ho avuto il piacere di cantare i cori sull’ultimo disco dei Secret e di collaborare con i Trick per l’incisione della cover di “David Gnomo” di Cristina d’Avena! Anche noi EK non abbiamo avuto dubbi quando stavamo cercando un tastierista che potesse curare le tastiere di “Red Silent Tides” così abbiamo chiamato Antonio Agate dei Secret che assieme ad Andrea Corona dei Raintime ha fatto davvero un lavorone.
Da questa amicizia è nata anche una nuova rock’n’roll band chiamata Hell in the Club che oltre a me, vede tra le sue fila Andy e Fede dei Secret (il disco di debutto uscirà a Gennaio 2011). Si parla spesso male della scena italiana… ma questi ragazzi sono la dimostrazione che volendo si può collaborare e ci si può dare una mano a vicenda.

A proposito della scena italiana, avete organizzato – sempre con queste band – l’ “Italian Headbangers Fest” per promuovere appunto la scena metal italiana. Ha funzionato?
Nonostante i fans siano ancora parecchio scettici quando si parla di metal italiano, eventi come questo dimostrano che c’è una scena viva e forte qui in Italia e che la gente sta iniziando a rendersi conto che band come Elvenking, Secret Sphere, Trick or Treat e molte altre sono una realtà di tutto rispetto. All’estero non abbiamo problemi a fare un sacco di date o a supportare bands come Primal Fear, Helloween o Gamma Ray… vorrà pur dire qualcosa no?

Decisamente! Guardando all’estero, in quale paese avete maggiore successo di pubblico?
Devo dire che alcuni dei paesi in cui non sapevamo cosa aspettarci ci hanno davvero stupito. In Russia o negli Stati Uniti abbiamo avuto una reazione che mai ci saremmo immaginati… Anche la Repubblica Ceca o la Germania sono una garanzia. Nel 2011 visiteremo alcuni paesi dove non abbiamo mai suonato come Spagna, Romania, Polonia e altri, quindi siamo curiosi!

Avete appena concluso un tour come supporter dei Primal Fear. Com’è andata?
Con i Primal Fear è andata da dio. Seguire una band come la loro è sempre una grande esperienza. Abbiamo voluto fare questo tour in modo da presentare “Red Silent Tides” ad un pubblico più numeroso e così è stato.

C’è qualche retroscena che vuoi raccontarci?

Retroscena? In tour? Di cosa stai parlando? (sorride, ndr.)

Va bene… non insistiamo! Grazie per la disponibilità e… a quando i prossimi show?
Grazie a te! Il prossimo show sarà il 27 novembere a Pordenone in occasione del release party di “Red Silent Tides”. Sarà una serata da non perdere! Poi partiremo per un tour europeo nel 2011 a partire dalla Svizzera, la Germania, la Spagna eccetera eccetera.

Grazie mille!
Grazie ancora a voi!

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