Home > Recensioni > Emiliana Torrini: Tookah

Torrini, sintesi di se stessa

“Tookah”: un’esclamazione usata quando si aspira troppo fumo da un narghilè, o ancora un modo per definire una persona davvero grassa. Parola bizzarra, questa che Emiliana Torrini ha scelto per intitolare il suo ottavo album in studio e la prima delle nove tracce che lo compongono.

Traccia che dice subito cosa questo “Tookah” sarà: un album fortemente synth-pop, con sonorità caldofredde (calde le percussioni, sempre un po’ glaciale la voce della Torrini), che rappresenta un punto d’arrivo e di sintesi di tutta la sua carriera. D’altronde lo aveva detto lei: “Me and Armini” era un album di transizione.

“Tookah” riprende in parte l’elettronica di “Love in the Time of Science” ma la rigetta in atmosfere intimiste più simili a quelle dell’intenso e acclamato “Fisherman’s Woman”.

Forse il singolo scelto come apripista, la cupa e a tratti lounge “Speed of Dark” non è rappresentativo di ciò che “Tookah” è: un album intimo in cui il trip-hop incontra il cantautoriato intimista (si ascolti per esempio la dolcissima chitarra di “Autumn Sun”. E con tracce notevoli, tra cui sicuramente spicca la sperimentale “When Fever Breaks”: più di sette minuti in cui la voce di Emiliana si lascia rincorrere da un lungo e sorprendente prologo strumentale. Chiudendo un album che è semplicemente una conferma.

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