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  • Emir Hot: Sevdah Metal

    Emir Hot

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Risorse eccessive per scopi modesti

Quando non trovi quel che cerchi, usa al meglio quel che trovi“, diceva un graffito su un muro di un liceo. Emir Hot, giovane bosniaco che ha appena terminato la scuola di chitarra a Londra, ha trovato, per il proprio debutto, nientemeno che un John West, divenuto recentemente orfano dei Royal Hunt, ed un instancabile Mike Terrana. Tuttavia, non ci spaventa l’accennata presenza di due nomi lustri nel classificare l’album in commento come un mal riuscito esperimento di mimesi malmsteeniana. In una cornice di power neoclassico, dove i solo chitarristici (al confine con lo shred) vengono forzatamente contenuti – del resto, ospiti del calibro di West e Terrana non ammettono di essere messi all’angolo – Emir Hot si dipana tra sonorità vagamente balcaniche e qualche soluzione melodica di piglio.
Il resto è facilmente prevedibile. Inoltre, la title track e la conclusiva “You”, rapsodie di protratta durata, mal si accordano con lo stile immediato di Hot, appesantendo il gioco dei motivetti.

Riconoscere quindi un presunto valore al lavoro solo perché giocano il loro indiscutibile ruolo il cantante e il batterista degli Artension, sarebbe come affermare che, lanciando un gatto ed una lampadina da una finestra, sol perché atterrano entrambi nello stesso momento, il gatto viaggi alla velocità della luce! In questa prospettiva, Emir Hot ha tradito l’insegnamento del famoso graffito: pur trovando ciò che cercava, non lo ha usato al meglio.

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