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Emis Killa al Giffoni Music Concept: il report live dal concerto

Non solo cinema al Giffoni Film Festival, ma anche largo spazio alla musica dal vivo, con eventi live quasi ogni sera.

La programmazione del Giffoni Music Concept rispecchia molto quali sono le tendenze musicali in voga al momento in Italia, compresa la nuova scena hip hop di cui Emiliano Giambelli, al secolo Emis Killa è forse l’esponente di maggior successo.

Il pubblico non è proprio quello delle grandi occasioni, ma i presenti (età media tra 13 e i 16 anni, più qualche genitore che avrebbe dato un braccio pur di trovarsi altrove) accolgono l’entrata in scena del Giambelli con forte entusiasmo.

Il giovane rapper ci propone l’intera scaletta del suo ultimo disco (d’oro) “Mercurio“, più una selezione dei suoi vecchi brani che vanno a formare un ideale best of della sua carriera.
Se c’è una cosa da dire a favore di Killa (forse l’unica), è che si dimostra un buon entertainer: sa cosa vogliono i suoi fan e non si risparmia nel darglielo. Ingaggia numerosi call and response, scatta fotografie e invita il pubblico a fare altrettanto. I ragazzini ballano, si divertono e sembrano conoscere a memoria tutte le sue liriche.

Se poi vogliamo parlare di qualità, beh, il discorso cambia nettamente. Già dal pezzo d’apertura, “Wow“, si capisce che tutta la poetica di Emis Killa si fonda nient’altro che su una sterile autocelebrazione, priva di qualsivoglia ironia, nello stile dei più tamarri rapper americani. In pezzi come “L’erba Cattiva“, “Sulla Luna” o “Il peggiore” viene fuori tutta la sua street attitude brianzola, e riusciamo ad immaginare quanto possa essere figo fare i duri tra uno spritz e l’altro.

Cashwoman” è una fine discettazione su quanto le tipe la diano via facilmente se messe di fronte a montagne di soldi, champagne, e macchine di grossa cilindrata (in psicologia la chiamano ipercompensazione). Le ragazzine sembrano apprezzare, durante il brano si urla e si sculetta come non mai. Immancabile poi, “MB45“, dove MB sta per Mario Balotelli (amico del nostro Emis), in cui il calciatore attaccabrighe viene innalzato ad esempio di modello comportamentale.

Come da consuetudine hip hop, ad accompagnare il cantante sul palco ci sono un supporter che fa ben poco (si aggira per il palco con aria da pusher e ripete le ultime due o tre parole di qualche verso), e un DJ che spara delle basi che, al confronto, i peggiori dj set del litorale ostiense sembrano opera dei Kraftwerk.

Ammetto che l’hip hop non sia esattamente tra i miei generi musicali prediletti, non ne ho una conoscenza profonda ed è una scena alla quale musicalmente, stilisticamente e concettualmente non mi ritengo particolarmente affine. Ma sono consapevole che esiste dell’hip hop di qualità, capace di trattare tematiche importanti sia con rabbia che con ironia, senza trascurare una buona cura negli arrangiamenti, è quindi con cognizione di causa che affermo che Emis Killa non è assolutamente da ascrivere a questa categoria. Il suo messaggio si basa su una forma di individualismo e di prevaricazione che arriverei a definire diseducativo.

Ma forse sono io che mi sbaglio, visto il crescente successo che sta riscuotendo, magari, semplicemente, per citare Danny Glover in “Arma Letale” : «Sono troppo vecchio per queste stronzate!».

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