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  • Emma Tricca: Minor White

    Emma Tricca

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Brava, per carità…

… ma dopo un po’, che pizzoccheri!
Dopo la lamentela d’esordio, ecco l’encomio.
Emma Tricca è una delle poche italiane che ci rende grazia con la propria arte, perché è di arte che stiamo trattando: canta bene in inglese – cosa che pochi dei nostri compaesani sanno fare -, sa maneggiare bene la chitarra, sa creare belle atmosfere d’intimità con l’audience. Ed è pure bellina.

Le sue canzoni (dieci a costituire l’album) sono dolci e legate all’affiancamento di pianoforte ed altri strumenti in grado di rendere soffuso il sottofondo d’arpeggi chitarristici.
La voce, particolare e non virtuosa, dà ulteriore piacevolezza all’insieme.
La scontatezza è l’unica pecca.

In seguito all’ascolto di un disco intero, qualcosa non quadra; sarà che alcuni pezzi ricordano eccessivamente i precedenti, sarà che la figura della cantautrice folk alternativa è incarnata già da tante altre donne, ma la ciliegina sulla torta non c’è.
Il folk anglosassone si mischia con il country statunitense, senza però significare molto di più rispetto a quanto narrato da esempi passati.

Pro

Contro

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