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    Emmablu

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Imperocché

Al primo ascolto gli Emmablu appaiono come un gruppo ispirato ai maestri del rock quali Jimi Hendrix e Led Zeppelin. Di Varese, certo, ma pur sempre riferito a quel passato che tanti ammirano coi lucciconi negli occhi.
Il fatto è che, sotto sotto, manca la verve e tutto sembra un grande scheletro pompato ma vuoto all’interno.

Il rock del quartetto è composto di assoli di chitarra elettrica, linee di basso un po’ glam, batteria che pesta nei momenti opportuni e… una voce insolente. Più che altro perché le note acute sono davvero acutissime, da fare invidia al povero Farinelli – che di acuti si intendeva particolarmente bene.
L’inventiva testuale è scarsa e vengono contati sulle dita di una mano gli elementi da salvare.

Già l’LP uscito nel 2008, intitolato alla band stessa, non aveva suscitato grandi apprezzamenti da parte della critica, probabilmente a causa dell’artificio che sta dietro alla composizione, troppo emule di altri esempi italiani quali gli Afterhours.
Non mancano brani efficaci, eppure, tutto sommato, nulla balza all’orecchio.

Pro

Contro

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