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    Emmablu

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Bersaglio mancato

Proporre musica fondata sul rock degli anni ’70, ma condita con i sapori e le sensazioni dai giorni nostri, pare essere una ricetta molto in voga, di questi tempi. C’è chi, così facendo, ha ottenuto risultati rimarchevoli e degni di nota, anche in Italia. In altri casi c’è però il rischio, quando l’assoluta universalità e istintività intellettuale dell’(hard) rock anni ’70 va a sposarsi con l’introverso eclettismo dei giorni nostri, di lasciare l’avventore interdetto e basito, sospeso tra la sincera simpatia e l’amarezza tipicamente connessa ai bersagli mancati per poco. È questo, in tutta onestà, è un po’ il caso degli Emmablu.

La band è di Varese, originariamente nata come cover band di Led Zeppelin, Jimi Hendrix e Black Crowes, e successiamente buttatasi nella mischia con pezzi originali propri, inseguendo il famigerato Sogno, con la volontà di dare un’impronta personale a quel rock di settantiana memoria di cui tanto sono impregnati. Gli Emmablu, il loro cammino verso la propria chimera lo iniziano così, buttando sul piatto le 11 canzoni di questo disco, che sospese tra hard-rock d’annata (in particolar modo, zeppeliniano) e stilemi dell’indie nostrano, più volte riporta alla mente chi, certe strade, ha già scelto tempo fa di farle proprie e personalizzarle a dovere, gli Afterhours innanzitutto, poi gli altri, tra i quali anche i più giovani ma di discrete speranze Le Vibrazioni.

I varesini si buttanto in un tale contesto artistico con un triplo carpiato, dimostrando determinazione oltre a una buona padronanza strumentale e compattezza generale. Anche attraverso qualche gradita variazione sul tema, che può prendere ora la forma di percussioni simil-africane, come in “Oceano” (uno degli highlight del disco), ora di ritmiche funkeggianti, per esempio in “Come Musica”. Non ci si fa mancare neanche un po’ di melodia, per la consueta ballad del disco (“Voglio”), che purtroppo per quanto apparentemente accorata, risulta in fin dei conti anche piuttosto sterile.

Capacità e generosità non mancano, ma non sono in grado di assicurare il risultato, e i pezzi, seppur formalmente con tutte le carte in regola per fare la propria porca figura, raramente decollano. Non si sta parlando di mancanza di professionalità né di mancanza totale di personalità: ciò che si avverte è invece un songwriting non ancora qualitativamente all’altezza delle ambizioni della band, e che si spera invece in futuro riesca ad assecondare meglio le buone intuizioni artistiche del gruppo.

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