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Emmy Awards 2013: Alcune sorprese, alcune ingiustificate conferme

Gli Emmy fatico a capirli. O meglio, si capiscono benissimo, ma mi sfugge l’attesa e la tensione che dovrebbero generare visto che a essere premiati poi sono sempre gli stessi e che, nelle categorie in cui ti sorprendono, poi, ti fanno restare ancor più basiti.

Dopo aver pubblicato l’elenco dei vincitori, ci sembra giusto spendere due parole per commentare l’esito di quest’edizione 2013.
Il primo elemento a colpirci è ovviamente la vittoria di “Breaking Bad“, che per la prima volta vince nella categoria serie drammatica. La prima volta. Ho dovuto controllare per accertarmene. Ciò che m’aveva buttato fumo negli occhi è che in questi anni hanno sì vinto quasi a ogni giro, ma solo per gli interpreti (Bryan Cranston ha fatto praticamente cappotto).

Curiosamente però, proprio nell’anno che vede il trionfo della serie, è anche quello in cui il suo protagonista viene battuto. Ora, d’impulso l’avremmo consegnato di nuovo a Cranston, ma non possiamo certo incensarlo ogni anno. E forse gli organizzatori se lo riservano per l’anno prossimo, per chiudere in bellezza una delle serie e delle interpretazioni più scioccanti della storia televisiva americana.

Tuttavia mi stupisce la vittoria di Jeff Daniels protagonista di “The Newsroom“, per quanto ammiri il lavoro svolto e il personaggio contraddittorio di Neil McAvoy, dal momento che in lizza c’era anche Kevin Spacey col suo luciferino Frank Underwood, protagonista della rivelazione dell’anno “House Of Cards“, in coppia con la moglie macbethiana di finzione, Robin Wright Penn battuta però da Claire Danes che vince il suo secondo premio consecutivo per l’interpretazione di Carrie Mathison in “Homeland“.

Ma è sul lato comedy che il mistero si infittisce sempre di più, generando a ogni edizione premi fotocopia che cominciano a risultare incomprensibili. Da un lato arriva il terzo riconoscimento per Jim Parsons in un momento in cui “The Big Bang Theory” non conosce certo uno dei suoi picchi artistici e soprattutto di fronte a una cinquina che vede competere Louis C.K. autore totale e protagonista di “Louie”, la migliore comedy in circolazione al momento, e soprattutto Alec Baldwin: il suo Jack Donaghy è una roba che devono fargli un monumento d’oro alla NBC – e considerando che questo era l’ultimo anno di “30 Rock“, tanti saluti all’occasione di riconoscergli i meriti che gli spettavano di diritto. Lo stesso potrebbe dirsi per Tina Fey, a conclusione del suo percorso d’autrice e attrice nel ruolo di Liz Lemon, ma è anche vero che Julie Dreyfus nel ruolo della vicepresidente degli USA in “Veep” è fenomenale, una delle rivelazioni (la serie, l’attrice è già da tempo una beniamina delle comedy) di questi anni – tanto che trovo meritatissimo il riconoscimento a Tony Hale come non protagonista: il suo portaborse (spesso letteralmente) è una figura candida e imbranata, nuova versione del suo Buster Bluth.
[PAGEBREAK] Ma il vero mistero resta “Modern Family”. Possibile che vinca ogni anno? Cos’ha questa serie più delle altre? Personalmente la seguo dalla prima stagione e non nego che abbia non poche frecce al suo arco, ma non al punto da ricevere ogni anno questo plebiscito senza se e senza ma. Anche perché, “Louie” sta su un altro pianeta, giusto per fare un nome. Nemmeno l’ultima stagione di “30 Rock” è riuscita a scalfire questa sequela monotona. Se qualcuno riesce a scogliere questo enigma si accomodi pure.

Ulteriore sorpresa anche nelle fila dell’attore non protagonista. Per quanto il suo Gyp Rosetti sia stato un villain eccellente in “Boardwalk Empire“, avrei preferito che il premio andasse a Jonathan Banks, non solo perché era l’ultima occasione per conferirglielo ma perché era doveroso un riconoscimento al suo Mike Ehrmantraut, uno dei personaggi più sfaccettati, ambigui e insieme umani di “Breaking Bad”, cui però viene riconosciuto il merito di Anna Gunn, una Skyler sempre più compromessa negli affari e nella morale malata del marito.

Doverosi e ineccepibili i premi alle guest star e alle star assolute del cinema come Michael Douglas, miglior attore nel film tv “Behind The Candelabra“, il cui speech di ringraziamento carico di doppi sensi è stato uno dei momenti più spassosi della serata, come la irresistibile Elsbeth Tascioni di Carrie Preston in “The Good Wife” e come Melissa Leo, guest star, divertentissima e imbarazzante, in “Louie”.

Un’ultima, breve, nota sullo svolgimento della serata, da quello che si è riusciti a vedere grazie a youtube: Neil Patrick Harris perfettamente a suo agio come maestro di cerimonia, e non avevamo dubbi – la gag coi presentatori delle passate edizioni è impagabile, chiusa dal commento a parte di Kevin Spacey/Frank Underwood dalla platea in puro “House Of Cards” style. Commoventi invece i ricordi degli attori scomparsi James Gandolfini (da parte della collega e moglie di finzione in “I Soprano”, Edie Falco) e Corey Monteith (da parte di Jane Lynch).

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