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Orgoglio tricolore

Gioite, popoli della terra tutta: il rock non è morto! E in un mercato discografico che con sempre maggiori difficoltà tenta di lanciare a tavolino prodotti artefatti piangendo miseria in ogni occasione possibile non è cosa di poco conto. Questa volta il colpaccio è messo a segno dalla nostrana (neonata) New Model Label che, con occhio clinico e chirurgico, punta senza tentennamenti su tre giovani milanesi cresciuti a “pane e musica vera”: gli Emoglobe. Formato da Gianluca Morelli (basso e voce), Alberto De Angeli (chitarre) e Francesco Franciosi (batteria) sotto la supervisione artistica di Marco Trentacoste, il power-trio meneghino debutta con un album di una maturità sconcertante e di sentito respiro cosmopolita.

Compatta e sanguigna, oscura e sottilmente ricercata, la pozione alchemica di “Emoglobe” si fonda su una matrice alternative rock cui le aggiunte post-grunge e new wave (con alcuni preziosi e calibrati inserti elettronici) conferiscono un sound omogeneo e fresco, pronto a raggiungere qualunque ascoltatore come una gradita scossa al midollo (“Fall”, “Out Of Time”). Guidano basso/batteria in un’accoppiata ritmica per lo più in pari e, mentre chitarra e synth aiutano le progressioni armoniche e conducono ad aperture melodiche da far invidia al 90% dei gruppi in circolazione (“Kill Me” e “Pluto”, singolo perfetto), la voce di Gianluca spicca per un registro dai colori eterogenei con sfumature aspre e morbide a seconda dei frangenti. Ma quello che colpisce davvero è come il disco vinca la prova-longevità anche a distanza di ripetuti ed attenti ascolti, a dispetto di una forma-canzone piuttosto lineare che di rado supera i 3’30″. E quando si pensa che lo standard medio sia la sintesi fine a sé stessa ecco far capolino “Ready”, “Almost” e le pacate atmosfere acustiche di “So Free” e “Northpole”, mini-suite enigmatica ed affascinante spalmata su sei minuti e mezzo di talento compositivo semplice e concreto.

Con la conturbante “The Tuner” si completa il lotto e non resta che interrogarsi sulle undici canzoni appena passate al laser. Spiazzanti al primo impatto, adescatrici di secondo acchito, seducenti con il passare del tempo. Grazie ad una ricerca sonora tipica di chi sulla musica sa riflettere a ragion veduta, i Nostri vanno a ritagliarsi meritatamente uno spazio di tutto rispetto nell’odierno panorama rock internazionale.
Lunga vita agli Emoglobe.

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