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The dark side of Spain

Attivi fin da tempi non sospetti gli Empty giungono al secondo full, a 3 anni dal debutto ma con alle spalle una gavetta che inizia nel lontano ’95, quando il black metal era in una fase di eccellente qualità ma già prossimo al catastrofico boom che seguirà di lì a poco. Nel trambusto di quegli anni la Spagna non è mai riuscita a piazzare un gruppo di punta, uno di quelli da mettere nell’olimpo dei grandi (ci sono riuscite Francia, Germania, Polonia… chissà perché la Spagna no), ma di sicuro ha avuto in seno gruppi fedeli al moto primordiale del genere.
A riprova di ciò, 13 anni dopo, siamo qui a parlare di “The Last Breath Of Thy Mortal Despair”, un disco che trasuda una convinzione ferrea nel proprio passato ed esprime il risultato di una personale ricerca musicale.

Se le fondamenta sono piantate in un solido quanto inamovibile black metal vecchia scuola (produzione lo-fi compresa), fatto di passaggi caotici e atmosfere sinistre, durante l’ascolto risaltano elementi vagamente “psichedelici” (nell’accezione musicale tramandata da gente come gli Enslaved) e qualche struttura più complessa ed elaborata, tracciata dalle chitarre assolute protagoniste di tutto l’intreccio sonoro del disco, come l’opener mette subito in chiaro. Eccellente anche il lavoro della sezione ritmica, con il basso elemento di spicco in alcuni brani e in grado di accompagnare alcuni stralci quasi ambient che catturano al meglio l’essenza del disco. Un brano come “A Source Of Hollow Essence” non deve essere erroneamente considerato alla stregua di una intro, piuttosto come summa del feeling musicale degli Empty espressa in una veste minimale quanto efficace.
Le vocals sottolineano in modo eccellente le atmosfere più suggestive, con variazioni di registro di tutto rispetto, dal corale al sospirato; deboli invece quando, nei momenti di massima violenza, lo screaming osa più del dovuto trasformandosi in uno strillo inconcludente… ma si tratta di sporadici episodi. Un disco che tratteggia dei chiaroscuri musicali, ora completamente avvolti dall’oscurità, ora vagamente illuminati da toni grigi e decadenti. Non fosse per il livello dei brani un po’ discontinuo staremmo parlando di un grande album ma siamo comunque di fronte a un prodotto superiore alla media, ricco di passaggi riflessivi che donano una dimensione diversa al disco.
Idealmente qualcosa in più del voto che prendono, la personalità è sempre un valore aggiunto.

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