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  • En Declin: Trama

    En Declin

    Data di uscita: 10-12-2005

    Loudvision:
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Trama ed ordito di note perfette

Gli En Declin si distinguono in mezzo al circolo formatosi intorno ai fratelli Orlando per una vena artistica molto introversa. I loro primi vagiti risalgono al 2000 con un demo, seguito poi dal promo-embrione di quest’opera prima che ben si accorda con le lusinghiere premesse. Con gli En Declin parliamo di un suono autunnale, nostalgico, sommesso ma con le sue intime esplosioni d’animo; come se voce e chitarra fossero in grado di spandersi, espandendosi a perdita d’occhio e d’orecchio, nello spazio in cui vanno a riverberarsi, sia questo la vostra stanza oppure la vostra anima: ovunque, con le stesse facilità e pienezza d’aria ed acqua. Questo è il sunto emozionale della nebbia arpeggiata che gli En Declin sono capaci di evocare con la loro proposta musicale, non priva di difetti, ma già pienamente artistica, di mestiere, ed espressiva.
L’opener-song “Until Bleeding”, coinvolgente tanto nell’immediato quanto nel lungo termine, animata in egual misura da uno spirito statunitense nella sua attitudine prettamente rock ed, invece, da una melodicità metal nord-europea che albeggia sulle linee vocali e sul riffing chitarristico, entrambi meditativi e romantici. Gli arpeggi di “…Turns Blade” ricordano quell’elegante nostalgia rigata di nebbia e pioggia delle musiche di Akira Yamaoka, un occhio di compassione su emozioni in pieno turbamento. “1647″ crea un clima d’attesa con arpeggi, serpeggiare di chitarra elettrica, tempi dispari, ed un ampio respiro che defluisce in un dolce momento à la Klimt 1918. E non si può tacere poi il piccolo capolavoro, “IsQuoSadMove”, che toglie il fiato: uno scrigno di contaminante bellezza ed armonia, dove canto e musica danno quella forma che solca l’orecchio dell’ascoltatore, che fa chiudere gli occhi e andare all’abbandono. È il brano per cui l’estetica, al di là della formalità, irrompe, come un fulmine a ciel sereno, e vive pulsante nell’animo. Certo è che spesse volte il gruppo si adagia sul comodo materasso del loro mestiere – il duo “My Anger”/”Still Anger” -, creando brani che lasciano sensazioni sparute, un po’ monotone, ma è anche vero che questo è il loro primo passo. Se un intero loro album fosse omogeneo nel valore di ogni singola traccia al livello di questi episodi illuminati, il grado di piacere che si potrebbe provare con l’ascolto si avvicinerebbe tranquillamente a quello dei grandi mostri sacri… Ma forse, in questo caso specifico, tanto grandemente inebriano passione e coinvolgimento emotivo, da riuscire a distogliere la nostra attenzione dall’eventuali pecche tecniche, dovute peraltro all’embrionalità della fase dell’iter. Crepuscolo di sentimenti in un’aurora d’intenti: illuminanti.

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