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  • Enrico Ruggeri: Gli Occhi Degli Altri

    Autoprodotto / none

    Data di uscita: 30-11-2013

    Loudvision:
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Per mettere una volta per tutte le cose in chiaro, questo NON è l’Enrico Ruggeri che tutti noi conosciamo, ma un altro. Un po’ sfortunato a portare lo stesso nome (ogni volta occorre precisare), ma le somiglianze terminano qui. E dire che su LoudVision non è nuovo: l’anno scorso, infatti, avevamo recensito l’album “Ius”.

Dicevo prima che i due Enrichi non sono identici. Lo riconfermo. “Gli Occhi Degli Altri” ne è la prova evidente. Dare un’etichetta ben definita a quest’opera è impresa ardua e non immediata. L’album, della durata complessiva di circa mezz’ora, non è altro che la registrazione di un live al Revisionario di Brescia del 30 novembre 2013. Il disco è disponibile solamente in digitale ed è possibile ascoltarlo su Bandcamp. Composto da un solo pezzo (“Gli Occhi Degli Altri”, per l’appunto),  si può considerare l’apice avanguardistico dell’artista. Sarebbe facile -per la maggior parte del popolo del web- demolirlo a mero rumore, così come affermare che si tratta di un’opera incolore, senza picchi e senza emozioni. Non riuscirei a contestare completamente queste affermazioni, ma una lancia a favore voglio spezzarla.

Innanzitutto gli strumenti, tutti auto-costruiti: un’arpa eolica (sì, ho detto bene) e -reggetevi forte- una chitarra suonata col ventilatore. C’è chi la chiama pazzia. In fondo, non importa più di tanto se sia pazzo o no. Ciò che conta è che li faccia suonare ( e non penso siano in tanti a farlo). Rispetto al passato, in cui smanettare con i synth era un’attività abituale,  ci troviamo davanti ad una svolta dal sapore analogico e artigianale. Onore al merito, perché l’impressione generale, durante l’ascolto, fa propendere per l’esatto contrario.

Sul lavoro in sé, cercherò di andare oltre la stereotipatissima dicotomia  “è bello-fa schifo”. Di certo non rappresenta per il sottoscritto un capolavoro, né, tanto meno, l’archetipo di “musica sperimentale e avanguardistica”. Ma ogni cosa va contestualizzata: atmosfere così dilatate non si adattato di certo ad un tardo pomeriggio seduto davanti ad un monitor, la luce accesa e le cuffie alle orecchie. Forse altrove, in un luogo remoto e desolato, l’effetto sarebbe stato un po’ diverso. O forse no. In ogni caso, sono sicuro che, sfruttando al massimo le sue enormi potenzialità creative, Enrico Ruggeri potrà fare di meglio (molto meglio) in futuro.

Pro

Contro

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