Home > Interviste > Ensi racconta il suo Rock Steady

Ensi racconta il suo Rock Steady

“Sono in viaggio, ogni tanto cade la linea, mannaggia”. L’intervista, tra le gallerie siciliane, all’artista e cultore del rap che ha ancora molto da dire su di se’, sull’Italia e sulla musica rap: Ensi.

“Con il termine Rock Steady si intende qualcosa di costante, che non può essere scosso o spostato. Gergalmente: l’incessante capacità di spaccare. Solido come una pietra. Continuo, longevo, immutabile. Restare fedeli a se stessi, coerenti con le proprie scelte. Come il mio amore per questa musica e questa cultura.” (cit. Ensi)

 

Rock Steady è il titolo del tuo nuovo album, un disco maturo e ricco. I testi, scritti da te, parlano da soli ed esprimono alla perfezione ciò che sei. Vorrei che commentassi le scelte musicali, invece.

Quando ho deciso di fare questo disco ho scelto di collaborare con un unico produttore che si è occupato di tutte le  parti del disco, ovvero Symone, un ragazzo con cui avevo già collaborato in passato. Quindi ho pensato di affidare la produzione del disco a lui perché aveva le idee chiare su come farlo, come un sarto ti cuce un vestito addosso. Avevamo già parlato molto di come volessimo fare questo disco, il quale mi rappresenta in toto: è un sunto di quella che è la musica che piace a me, dell’hip hop che mi ha coinvolto. Infatti il sapore del disco è un sapore molto classico, è un disco della scuola old school, è una sorta di tributo al sound che mi ha fatto crescere. Avrei forse potuto prendere qualche scorciatoia, cercando qualcosa di più commerciale, uno stile un po’ più americano.

Con “americano” cosa intendi”?

Americano inteso come una scopiazzatura della roba d’oltreoceano da gangstar che va molto di moda, come stanno facendo altri. Per me non è stato così, io avevo voglia di fare un disco che avesse una forte identità e che mi rappresentasse al cento per cento. Grazie a Symone e agli altri musicisti come per esempio Giuseppe Furnari e tutti gli altri per le parti melodiche, siamo riusciti a rendere giustizia alla rappresentazione in pieno dell’attitudine che volevo trasmettere, ma anche a darmi un’identità che fosse ben definita. E questo per un rapper è fondamentale. Soprattutto adesso che ormai ce ne sono in abbondanza di rapper, è diventato il nuovo mestiere, dopo il cuoco. Questo mi permetterà di avere un tratto personale, delineato e concreto. Considerato poi che questo è l’hip hop che piace a me, che vorrei ascoltare, è la famosa ciliegina sulla famosa torta.

Rock Steady infatti è un album qualitativamente molto buono. 

Si, volevo far vedere anche la faccia anche un po’ più matura di questo genere musicale, e lo dico senza presunzione. Lo dico perché in un momento come questo, in cui distaccarsi un po’ a livello di immaginario dal movimento dell’hip hop è diventata quasi una regola, ho sentito invece di dovermici immergere, e di farlo bene, perché per me l’hip hop è cool, non ci sono mezzi termini.

Per quanto riguarda le collaborazioni, sentiamo dei nomi nuovi. Le hai scelte tutte tu? Corrispondono ad esigenze ben precise?

Le collaborazioni sono importanti. Sono state scelte da me, rispecchiano la mia identità al cento per cento. Ho scelto i vari argomenti di cui parlare in ogni brano, quindi la collaborazione doveva cucirsi perfettamente sul brano e sul mio intento, per questo sono state scelte oculatamente. Per esempio ci saranno Noyz Narcos e Salmo in un pezzo che sarà un underground hit: non potevano che accompagnarmi loro. Gli amanti del genere potranno apprezzare. O per esempio Andrea D’Alessio, un cantante molto bravo che ha anche scritto le parole di “Se Non Con Te”.

Con Y’akoto nel brano “V.I.P.” invece?

Questa è l’unica che mi è stata proposta da Warner. Era una bella possibilità per me, non solo di avere a che fare con una collaborazione internazionale che comunque è una questione di prestigio, ma anche di collaborare con una cantante che già mi piaceva: avevo ascoltato i suoi album e l’avevo trovata fantastica. Abbiamo cercato e trovato un sound che per me fosse di casa, un sapore di tempi andati del grande soul con la sua grande voce, ma con uno stile nuovo e moderno. Lei è una persona di grande gusto, ha modificato la melodia, e sono molto soddisfatto del risultato finale. C’è anche Julia Lenti nel disco, una cantante salentina, con una forte personalità e passione per il mondo del rap italiano e per i grandi classici dell’hip hop, ha l’energia del rap ma con una voce soul fantastica. Il pezzo che avevamo fatto lo abbiamo creato a sua immagine, “Eroi”. Poi Patrick Benifei, oltre ad un grande amico è anche un grande musicista, che ha lavorato con i migliori artisti italiani degli ultimi vent’anni.

Alcune tracce, come “L’alternativa”, criticano il mondo del rap. All’interno di queste critiche ci sono anche artisti che tu hai conosciuto o con cui hai collaborato e da cui adesso ti senti deluso?

Mah…no. Se avessi avuto queste esigenze non avrei avuto mezzi termini. Non sono una di quelle persone che nasconde la testa sotto la sabbia, se ho qualcosa da dire a qualcuno in particolare, farei il nome. Magari non in una canzone, non è da me, ma non esiterei a criticarlo. Nel caso delle critiche nei miei testi di questo album, non sono rivolte a singoli soggetti o alle persone, ma all’ambiente e alla mentalità. Perchè la colpa non è di uno, di due o di tre, ma è l’andamento generale che secondo me si è dimenticato qual è la vera origine del genere. E questo è un peccato, a di là del successo del rap, di cui io sono contento, sono contento della visibilità del rap. E penso che dovrebbero esserne contenti tutti, dall’underground, a…tutti. Il successo di uno può diventare il successo di molti, perchè coinvolge tutti. Quindi, anche se non condividi le scelte discografiche, è difficile prendersi la briga di criticare. Per quanto riguarda l’attitudine o l’atteggiamento, questo si, si può criticare, per fare capire che l’hip hop non è solo una musica da teenager. Dobbiamo essere fieri di quello che è il nostro ambiente: potrebbe essere la carta vincente per non tornare a quegli anni di buio in cui nessuno ci ascoltava. Ricordo (e sono triste nel ricordarlo) che nella mia classe ero l’unico ad ascoltare questo genere. Oggi in qualsiasi scuola i ragazzi ascoltano rap, ed è una cosa bellissima. Vorrei aggiungere che le mie critiche sono costruttive, non sono mai attacchi diretti solo per il gusto di fare polemica, non sono mai intrise di pessimismo. Ho cercato di dire queste cose sempre alla mia maniera. Altrimenti l’odio chiama odio, io la vedo così.

Con Rock Steady quindi vuoi rendere chiaro che il rap non è solo una musica per ragazzini.

Si, per esempio “L’alternativa” che hai citato prima è un brano che somiglia ad una confidenza ad alta voce, e parlo proprio di questo. Dico che nel mercato per ogni domanda c’è un’offerta, e che questo faccia parte del gioco. Non ci possiamo sempre aspettare che il rapper possa salvare il mondo con le sue canzoni. Esiste il rap più personale, pù introspettivo, più allegro, cazzone. Il rap può parlare a tutti. Penso che nel mio disco  ci sia un misto di tutto questo.

Nei testi ci sono parecchi riferimenti culturali, artistici, storici, tu come ti arricchisci? Leggi molto?

Ahimè, non sono uno che legge molto, e di questo me ne vergogno. Ma sono un grande cultore di cinema e cerco di prendere ispirazione dai film che vedo, dai dialoghi, dalle immagini. Il linguaggio cinematografico è visivo e concerto, e mi dà tanto a livello comunicativo.

 

TRACKLIST:

1. Rispetto di tutti, paura di nessuno

2. Change feat. Patrick Benifei

3. Eroi feat. Julia Lenti

4. Rocky e Adriana

5. Chutney (Interlude)

6. Rock Steady

7. Juggernaut

8. Stratocaster feat. Noyz Narcos & Salmo

9. V.I.P. feat. Y’Akoto

10. Se non con te feat. Andrea D’Alessio

11. Non è un addio

Scroll To Top