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  • Ensoph: Rex Mundi X-Ile

    Ensoph

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In giacca e cravatta

Continuano nella quadratura del genere che gli ha dato un’identità propria, calibrando il mix di metal estremo, industrial, goth, electro, con un’occhio alla forma canzone ed uno alla sperimentazione.
“Rex Mundi X-Ile” è un prodotto a suo agio nei nostri tempi: influenze multiculturali, anima moderna incatenata ai ritmi scanditi e orecchiabili, una spina dorsale industrial che rende il lavoro curiosamente più accessibile. In realtà il calderone potrebbe passare per avantgarde, di quello cromato in stile …And Oceans, voci pulite, passaggi atmosferici, richiami al black sinfonico.
Insomma, ascoltando l’ultima fatica degli Ensoph si tende a snocciolare tutti i generi segnando una x sul taccuino, se ne apprezza magari la coesione d’insieme, la produzione potente e pulita, il dosaggio minimale e puntuale dell’elettronica, qualche buon incipit dei brani e tutto sommato il fatto che il disco scorra dritto dall’inizio alla fine senza vistosi sbandamenti, nonostante ci sia dentro un po’ di tutto. Formalmente perfetto, se sorvoliamo sulla tendenza dei brani a smarrirsi singolarmente nel giro di pochi minuti e accartocciarsi su sé stessi senza sviluppo e progressione.

Questa perfezione formale rende però il disco povero di comunicatività artistica, per esprimersi con forza bisogna andare al di fuori della puntualità formale e gli Ensoph, già dall’immagine, mostrano di non voler scavare più a fondo di certi cliché. Il disco finisce per comportarsi come una bibita zuccherata e frizzante che disseta e stuzzica al primo sorso, salvo venire a noia, scialba e prevedibile, un bicchiere dopo l’altro.

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