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E nemmeno la bella Simone

Gruppi come gli Epica pongono sempre in una posizione scomoda. Non è infatti facile capire se dietro alle imponenti orchestrazioni, a una produzione pressoché perfetta, a vocals femminili così dolci e perfettamente calzanti nel ruolo di preda dei grugniti maschili di Mark Jansen, o addirittura (perché no) dietro alla bellezza di una front-woman come Simone Simons, si celi dell’effettivo talento artistico o semplice, si fa per dire, fortuna, determinazione e tenacità.

Il quesito non è semplice e non lo risolveremo noi, almeno non qui, anche perché “Design Your Universe”, quinto album della band, non ci aiutarà a trovare una risposta. Perché un disco che conferma le scelte stilistiche operate finora dalla formazione olandese, evolvendole il tanto che basta a far capire che i 2 anni dal precedente “The Divine Conspiracy” non sono serviti soltanto alla pubblicazione di “The Classical Conspiracy”, non riesce a convincere del tutto chi ancora dubita che dietro il fumo creato da un impianto formale curato fin nei minimi dettagli si celi effettivamente una sensibilità artistica degna di nota o, più semplicemente, di un salto dal proprio negozio di fiducia per il fatidico acquisto.

La solfa è sempre la stessa, l’album è godibile, consigliato agli amanti del genere, effettivamente sa esaltare e commuovere ma (serpeggia maliziosa l’idea) proprio e forse soltanto laddove gli autori hanno inteso calare i propri assi, premeditando un ruffiano assalto alla sfera emotiva del malcapitato astante. E in effetti, se questo era l’obiettivo, il risultato viene conseguito, ma il rischio che anche “Design Your Universe” abbia maggiori chance di diventare l’ennesimo prodotto di consumo, anziché prodotto culturale, appaiono ben più che fondate.

E nemmeno la bellezza della Simons, una volta giunti, potrà smuovere da simili convinzioni.

Un album che sebbene annegato nei propri arrangiamenti e cori, non risulta mai fastidioso né ridondante – una perfezione semplicemente stucchevole. Non diciamo sia un male, solo che i dischi che lasciano davvero un segno, e non importa se imperfetti o meno, ci sembrano avere un carisma piuttosto diverso.

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