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Epica: The Score

Ci vuole sempre una buona ragione per tutto

Una dimostrazione di capacità? Un sogno da realizzare? Un mettersi alla prova? Tutte possibili risposte alla primaria domanda: cosa rappresenta questo “The Score”? Tutte possibili risposte, e tutte fatalmente improprie. Ci troviamo di fronte ad un’opera sinfonica, finemente arpeggiata fra le corde di un mondo fantasy che non ci è dato di conoscere. La copertina e il titolo parlano chiaro: l’intento è quello di partorire il filmscore di un’epopea inedita, magari di tolkieniana matrice. Tutto immaginiamo nasca dalla nota passione di Mark Jansen per Hans Zimmer, che ha musicato vari film, (“Il Gladiatore”, “L’Ultimo Samurai” e “Il Re Leone”).
Di fatto, gli Epica si cimentano in questa avventura con il piglio di chi abbia davvero un film a cui apporre una colonna sonora, peccato che questo film non esista. Così ogni circonvoluzione inscenata tra fiati e archi, ogni atmosfera impressa da synth e percussioni, ogni elemento fatalmente manca dell’appoggio, dello scheletro su cui giacere. “The Score” è davvero un’opera magna, ben curata e ideata in tutte le sue sfaccettature, ma di fatto, pur sforzandoci di capire, non ne identifichiamo lo scopo. Non c’è niente o quasi che riconduca ai precedenti lavori della band, il mezzo soprano Simone Simmons appare, non considerando le bonus track, in una sola canzone, lasciando il corpo dell’opera spoglio di una voce. Scelta finanche sensata nell’ambito compositivo di un filmscore, ma che va ad elidere un altro possibile elemento di appeal di questa uscita. Ammettiamo senza remore che gli Epica ci hanno affascinato con questo platter, che pur scevro di parole e immagini, dipinge e narra più di quanto non sia lecito sperare. È con rammarico dunque che prendiamo atto di come quell’interrogativo iniziale, di fatto insoluto, comprometta in gran parte quest’uscita.

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