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  • Epo: Enea

    Soundfly / none

    Data di uscita: 01-03-2019

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Gli Epo sono tornati. Dopo diciannove anni di attività e con quattro album all’attivo, è tempo di nuovi orizzonti. Di un nuovo cammino, un nuovo viaggio, la cui meta, non a caso, si chiama “Enea”. Ci sono voluti quasi tre anni per compierlo. E, soprattutto, è servita una buona compagnia. Gli Epo non hanno viaggiato da soli. Con loro Rodrigo D’Erasmo (agli archi) e Roy Paci (ai fiati). Entrambi hanno portato il loro bagaglio di esperienze, che ha arricchito senza dubbio il percorso. Ed il risultato è un album variegato, eterogeneo, che riesce nell’ardua impresa di coniugare il sound internazionale con la tradizione partenopea. Sfida quasi impossibile, che avrebbe potuto dare un risultato disastroso… Eppure così non è stato. L’uso del napoletano rende ogni brano diretto, conferendogli una carica emozionale tanto forte da poter arrivare a qualsiasi ascoltatore. In più, se a questo si aggiunge che gran parte delle canzoni è stata registrata in presa diretta, è facile comprendere come l’album sia immediato, come fosse un racconto fatto ad un amico di vecchia data. Merita una menzione a parte “Appriesse ‘E Stelle”, la bonus track, nonchè singolo uscito nel dicembre del 2017. Un grido aiuto che non viene ascoltato da nessuno. Una battaglia combattuta silenziosamente e mai vinta. Il brano dà voce alle urla che restano inascoltate, mette il luce tutte le guerre quotidiane rimaste nell’ombra. Parla dei più deboli, che in realtà sono i più forti perchè non perdono mai la speranza, nè la fantasia. Non demordono e non si arrendono mai. È una dedica a tutte le persone che non accettano di abbassare la testa. “Enea” si colloca a metà strada tra l’indie rock e la canzone d’autore. È la somma di molteplici influenze. Ed è un lavoro più maturo rispetto ai precedenti. L’impronta lasciata dai (grandi) musicisti che hanno preso parte al lavoro c’è… E si sente. Si dice che la parte più importante di un viaggio sia il cammino, non la meta… Magari sarà anche vero. Quel che è sicuro però è che, considerata la bellezza della meta, è valsa la pena viaggiare senza sosta per quasi tre anni.

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