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Ermal Meta in concerto a Palermo: report live e scaletta

Raccontare il concerto di un artista in totale stato di grazia, nel tour della sua consacrazione artistica e in una location meravigliosa come il Teatro di Verdura di Palermo, paradossalmente può essere un compito molto arduo. Questo perché in una performance di più di un’ora e mezza è molto più semplice trovare qualcosa che non convince rispetto a qualcosa di semplicemente perfetto. Ecco, “perfetto” è il termine giusto per definire il live che Ermal Meta ha regalato al pubblico palermitano: perfetto nella scaletta, nella resa vocale, nel suono della band, nei pochi (ma efficientissimi) interventi parlati.
Il lunghissimo tour di “Vietato Morire”- iniziato il 9 Maggio all’Alcatraz di Milano e in giro fino a Ottobre, con più di 40 date alle spalle – non è altro che la summa dei due album del cantante, quello omonimo presentato quest’anno dopo la partecipazione al Festival di Sanremo e “Umano”, pubblicato l’anno scorso, con una piccola parentesi sul passato.

Dopo la deliziosa apertura affidata prima a Cardio e poi a Katres, intervallati dalla facilmente dimenticabile musica trasmessa da Radio 105, sponsor ufficiale dell’evento, inizia lo show; la band- composta da Marco Montanari ( chitarre), Emiliano Bassi (batteria), Roberto Pace (piano elettrico e synth), Dino Rubini (basso) e Andrea Vigentini (chitarra acustica e ottima seconda voce)-  esegue le prime energiche note di “Odio le favole”, il brano da dove tutto è iniziato, presentato due anni fa alla corte della commissione di Sanremo Giovani capitanata da Carlo Conti. Dopo “Pezzi di paradiso”, arriva subito “Lettera a mio padre” struggente brano satellite della più celebre “Vietato morire” che commuove la platea, soprattutto nella parte del bridge in cui il cantautore sfodera un canto quasi lacerato ed emozionante. Proprio in questa parte della canzone, in un flash mob organizzato dai “Lupi di Ermal”, buona parte del pubblico solleva delle ali di carta fornite dallo staff  del fanclub. Ermal snocciola i brani tratti dai due dischi senza fermarsi mai, (“Gravita con me”, “Piccola anima”, “Ragazza paradiso”, singolo attualmente in rotazione radio), corre sul palco, scende tra il pubblico creando un vero clima di festa.

Dopo “Volevo dirti”, la band si prende un attimo di pausa. Ermal rimane solo con la sua chitarra e, illuminato esclusivamente dalle  luci dei telefoni del pubblico, intona prima “New York” e a seguire “Amara terra mia”: Il momento è magico, il compostissimo ed educatissimo pubblico siciliano ascolta il falsetto vibrante del cantautore in assoluto silenzio, anche le cicale che abitano negli alberi altissimi che circondano il teatro tacciono per qualche minuto, la voce di Ermal raggiunge le note più delicate, quelle del cuore del pubblico, sfociando in una standing ovation trionfale. Con “Umano” tornano le atmosfere ritmate ed energiche che anticipano una  piccola parentesi, dove il cantante esegue due brani del suo vecchio gruppo “La fame di Camilla”: la prima, la più famosa, è “Buio e luce”, presentato al festival di Sanremo nel 2010. la seconda è “Come il buio a mezzanotte”, spiegata dal cantante (in uno dei pochissimi interventi della serata) con una prezioso pensiero sulla solitudine, vista come momento di riflessione e di unicità.

Il live si avvia alla conclusione con l’emozionante “Vietato morire” seguita da “Rien ne va plus” per finire non a caso con le rispettive ultime tracce dei due album, “Schegge” e “Voce del verbo”, la cui lunga coda strumentale lascia il palco vuoto illuminato da luci rosse molto suggestive. Il rientro in scena di Ermal e la sua band è una vera e propria festa: prima “La vita migliore”, poi la divertentissima “Bionda” e “Straordinario”, brano regalato a Chiara Galiazzo, con un arrangiamento molto più power e meno fiabesco rispetto quello che conosciamo, in cui Ermal invita il pubblico ad alzarsi e venire sotto il palco, ignaro che al ridosso delle scale che separano la platea e lo spazio scenico si trova la buca dell”orchestra coperta da una piattaforma, mandando gli addetti alla sicurezza nel panico ( situazione risolta dallo stesso cantante in modo molto divertente, intonando delle parole come andatevi a sedere sulle note di “a parte te”). Il gran finale è scandito, per l’appunto,  da “A parte te”, pezzo inizialmente ( e sciaguratamente) assegnato a  Moreno qualche anno fa.  Nel tripudio del pubblico, soddisfattissimo ed ammirato e ancora più innamorato  si conclude lo show.

Inutile dire che il terzo posto al Festival di Sanremo e questo fortunatissimo tour ha consacrato finalmente Ermal Meta, artista  troppo talentuoso per vivere come autore nell’ombra dei cantanti (alcuni decisamente mediocri) a cui donava i propri brani; la vera partita però inizia adesso, quando le luci del palco si spegneranno, i jack si staccheranno dagli amplificatori, e il cantautore albanese  dovrà rientrare in studio per creare un nuovo progetto. Noi non vediamo l’ora.

SETLIST
1. Odio le favole
2. Pezzi di paradiso
3. Lettera a mio padre
4. Gravita con me
5. Piccola Anima
6. Ragazza Paradiso
7. Bob Marley
8. Vodoo love
9. Volevo dirti
10. New York
11. Amara terra mia
12. Umano
13. Buio e luce
14. Come il sole a mezzanotte
15. Vietato morire
16. Rien va plus
17. Schegge
18. Voce del verbo
___________________________
19. Volevo dirti
20. Bionda
21. Straordinario
22. A parte te

 

di Fabrizio Testa

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